

di Elda Martinelli
VITERBO - Sono del segno del Toro (non colta fino alle stelle, come molti stimati intellettuali ancora circolanti… non sprovveduta fin alle stalle, come certi oroscopo-dipendenti…) e come ogni nata in questo segno ne rispetto tutte le caratteristiche: spirito materno e accogliente, doti di organizzazione e concretezza, testardaggine e grande pazienza, che come nei tori, quando però salta… (dopo reiterate sopportazioni) salta. E attenti alle incornate, perché perdo la calma molto raramente: ma in quel momento vedo rosso! Inoltre sono una buona cuoca e una buona forchetta: golosa, lo ammetto. Il Toro è corrispondente alla Gola, nell’Uomo Zodiaco.
Ma ancor più mi sento Toro nell’attitudine che l’animale simbolo del mio segno astrologico ha di ruminare. Idee, soprattutto. Così, a volte, ci penso e ci ripenso, le rumino anche per settimane: finché non scrivo e ve ne parlo. E allora vanno giù meglio anche bocconi amari. Poi inizio a digerire fatti o affermazioni che mi “han fatto su e giù” per le più diverse ragioni.
Poche settimane fa, in spiaggia, mentre lottavo contro il vento de La Feniglia per sfogliare il mio quotidiano rigorosamente cartaceo, mia figlia mi ha passato il suo cellulare per leggere una riflessione fatta su Face book (credo si dica link) di Fiorella Mannoia, sostenuto e apprezzato da molte persone (le mie figlie suggeriscono il termine tecnico di “postato”). Tre cose mi hanno colpito: la prima è stata il gran numero di adesioni alla lettura del “pezzo” e ai pensieri espressi, ma d’altra parte se sei conosciuto hai già molti tuoi fans di partenza (amicali, partitici o meramente telematici…); la seconda è stato il gran numero di “mi piace” senza aver detto il perché piace (nessuno è così uguale all’altro da schematizzarsi e annullarsi in un “mi piace”: sintesi di pochezza, adulazione e improbabile identità… Perché scrivere “mi piace” e basta?... Boh… misteri degli schemi telematici!); il terzo è il senso ultimo, dietro le parole della signora Mannoia e degli oltre 21.000 amici sostenitori… laddove la brava e sempre impegnata cantante romana giustamente tuonava contro gli italiani, nei caldi giorni delle contestazioni subite dal ministro dell’Integrazione Kyenge (in questo mio spazio solo citate, ma ad hoc, per lasciar libertà di analisi e giudizio, una decina di giorni prima…)
In quelle parole, sacrosante, era forte e viva la sua preoccupazione verso una Italia che cresce, ma solo per intolleranza. Ed ho condiviso tutta la sua amarezza, nel ricordare con chiare e dirette parole accalorate, come il problema non sia il razzismo contro il ministro Kyenge (per il colore della sua pelle e non per ciò che dice o che fa …) ma piuttosto il disinteresse della politica, ormai lontana dal paese reale, che, fatti i propri interessi (dopo aver operato tagli a scuola e sanità) non affronta il problema dello sfruttamento e delle ingiustizie sociali: cose che, inevitabilmente, ci porteranno a non risolvere le intolleranti posizioni di influenti politici e semplici cittadini, tout court. Dovremo solo sperare nel buon cuore dei singoli: e dover vedere, per esempio (ottimo esempio, a dirla tutta!) il sindaco di Verona, FlavioTosi, fare le personali scuse alla signora Cécile Kyenge, stringendole la mano, al posto delle ufficiali scuse richieste invano al leader leghista Roberto Maroni (e “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!” diceva la mia amata nonna…).
Io, però, non la vedo con la delusione e la rabbia di Fiorella Mannoia: ma con un velo di disperata rassegnazione o rassegnata disperazione, se preferite. Che in fondo potrebbe essere considerata solo concretezza. Forse perché sono realistica e materna, come ogni nata nel segno del Toro: forse perché Madre (come più di una volta ho detto e ripeto…) nel senso di quella “genitorialità adottiva” più vera, non legata alla procreazione genetica ma allo spirito di donazione e accoglienza, in perenne stato di veglia sull’oggi e protezione sul domani, che fa Padre e Madre chiunque. Di chiunque. Senza il quale non si è madre né padre: perché non lo si è per sacramento, per anagrafe né per genetica. Non soltanto.
E ognuno, di qualunque segno astrologico (come di qualunque orientamento sessuale!), se ha questa attenzione e dedizione, capisce che c’è più poco da preoccuparsi del futuro. Quello nostro e quello dei nostri figli. Siamo a un punto di non ritorno e noi, con la nostra costante presenza, la nostra lotta silenziosa, la nostra coerente testimonianza, per loro possiamo essere solo il paracadute a un gran botto finale. Che io credo non potrà più essere evitato: neanche con una utopica rivoluzione.
Non in Italia, cara Fiorella.
L’Italia è il paese del “perché impegnarmi quando ci pensa un altro!?”. Se più o meno distrattamente metto “mi piace” su Fb è già tanto, per i più. Unico segno di vegetativa partecipazione ai fatti. L’Italia è il paese di quelli che per vederli stimolati e applicati ad un dovere (scolastico/lavorativo, come civico…) devi gridare e anche minacciare, prima che si muovano: perché una coscienza personale di impegno non c’è. Perché l’Italia è il paese meno comunista che ci sia (lo si vede anche dalla fine che la sinistra ha fatto!) …se quando io ho verniciato la porta dell’ascensore nel mio condominio, come pure quando ho piantato e potato piante nei vasi del mio cortile… o quando ho gettato con cura nella “differenziata” l’immondizia lasciata da altri a terra per la via, senza motivo, pur con i secchioni non pieni … dove quando vedo la cosa comune come mia personale e per questo la tratto con cura (perché sono comunista dentro!) vengo guardata con diffidenza e apostrofata sul perché lo faccio! L’Italia è il paese del “…tanto a me non succede mai!”. Ecco perché il figlio drogato o omosessuale, perché la figlia incinta a sedici anni o spacciatrice, non è motivo di analisi, di approfondimento e comprensione. Di crescita: personale, familiare e collettiva. Ma solo “…un guaio altrui”. E se mi tocca, mi vergogno. E nego.
E amaramente penso alle molte altre cose accadute e sulle quali riflettere in queste ultime settimane, per gli italiani, cerebralmente cotti dal caldo estivo se non se ne sono accorti.
Parlo del fatto che, bruciati tutti i neuroni dal solleone ferragostano, ci si è preoccupati in tutti i modi, sul web come sulla carta stampata, direttamente coinvolti o no, di dover recuperare i soldi spesi per viaggi già prenotati a Sharm el Sheik… (c’è ancora gente che butta soldi per fare “il gioco dell’aperitivo” sul mar Rosso, in mezzo a così tanti italiani esagitati in trenini e macarene da creder di essere alla festa di Piedigrotta!?...) anziché pensare al sangue versato in Egitto da un massacro non dico evitabile ma di certo dimenticato dal mondo.
Parlo delle leggi fatte contro i femminicidi, che continuano e continueranno: perché non sarà una legge (necessaria solo per non restare indietro anche in questo agli occhi dell’Europa, non per certo a fermarli!...) a insegnare il rispetto per l’altro. Che, se aggredito, è sempre donna: più facilmente attaccabile per cultura e per volontà politica. Inutilmente più forte, perché subisce (davvero forte solo se denuncia e reagisce!)… pronta come solo una donna sa fare a ripartire, più sola di prima, e a dire “… quante luci dentro ho già spento, quante volte gli occhi hanno pianto… e toccarmi il cuore con le dita e non aver paura di capire che domani è un altro giorno: come si cambia, per non morire…” (come ha cantato Fiorella Mannoia, anni fa…) Quando non si è uccise.
Parlo del fatto che, in un paese civile, si blocca la cosa pubblica (la “res publica”, saremmo noi, lo ricordo!) per discutere inopinatamente sulla giustezza della giustizia, non come paradosso, ma per creare una concreta via di fuga a chi, di fatto e per tre gradi di giudizio, non avrebbe più diritto alcuno di replica (se fosse un semplice cittadino!)…e gli si concede di sporcare il cielo d’agosto con inneggianti striscioni “pro domo sua” trainati da piper privati …e ancor più di ricattare ufficialmente il paese con reiterate minacce, non velate, di caduta del governo. Di questo non ci vergogniamo ancora abbastanza, di fronte all’Europa!?
Davanti a tali cose ( e non è poco!) non resta che sperare e pensare, come ha detto Dario Fo, che “…dato che ci sono predicatori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti!”. Ma di giorno in giorno perdo questa fiducia.
Oppure, senza rabbia né speranza, prendere atto, come io penso, che noi, in questo preciso momento, non abbiamo più motivo di indignarci: perché noi, in Italia, siamo come Wile Coyote proprio nel momento in cui, nella sua corsa senza meta, sgambetta esagitato nel vuoto, oltre la rupe, senza poter più tornare indietro. In attesa di precipitare giù: per lasciarsi dietro solo una nuvoletta, che sale...e puff! Ma a pensarci bene non c’è niente da ridire né da sperare, ad essere lì, sospesi nel niente. Senza più ritorno.