

VITERBO - Con il mese di ottobre tornano i week end delle Feste della Castagna della Tuscia, un’occasione per trascorrere piacevoli giornate nei borghi medievali di Canepina (13-31 ottobre), Caprarola (20 ottobre 10 novembre), Latera (20-28 ottobre), San Martino al Cimino (13-28 ottobre), Soriano nel Cimino (4-14 ottobre) e Vallerano (6 ottobre-1 novembre).
In programma tanti appuntamenti tra stand enogastronomici, rievocazioni storiche, musica e spettacoli, visite guidate ai palazzi storici, cene nelle taverne e ovviamente caldarroste in piazza per tutti. Un’opportunità per turisti e visitatori di trascorrere piacevoli giornate degustando i prodotti tipici della Tuscia, fare passeggiate tra i monti Cimini, e non solo, dove raccogliere castagne e apprezzare gustose ricette.
“Le Feste della Castagna – ha dichiarato Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – sono espressione di un patrimonio da tutelare. Fino a qualche anno fa la produzione nella Tuscia ricopriva oltre il 60% nel Lazio e più del 10% di quella nazionale. Purtroppo negli ultimi anni la produzione, non è un segreto, si è ridotta di molto. Sappiamo dell’epidemia del cinipide, ma ci sono anche altre cause che incidono su questa drastica riduzione, tra cui la mutazione delle condizioni climatiche, gli attacchi di altri parassiti, i metodi di raccolta, l’abbandono dei boschi. Considerando la rilevanza economica, ambientale e sociale della castagna nella Tuscia, credo che sia giunto il momento di fare il punto sulla situazione. Una sorta di Stati generali della Castagna che offrano a tutti gli interlocutori indicazioni e strumenti per determinare un’inversione di tendenza al calo produttivo di questi ultimi anni. Inoltre Il Centro Studi del Nocciolo e Castagno, realizzato dal CeFAS insieme all’Università della Tuscia, è a disposizione del territorio per dare suo supporto scientifico”.
Anche l’assessore provinciale all’Agricoltura Franco Simeone ha sottolineato l’importanza della castanicoltura per l’economia della Tuscia: “La provincia di Viterbo, con 2.800 ettari, con una produzione di circa 60mila quintali l’anno, per un valore di 7,5milioni, detiene il 50% del patrimonio castanicolo regionale. Il comune di Canepina produce da solo il 40% delle castagne e dei marroni made in Tuscia. Appare evidente come far morire la produzione della castagna significhi far morire il settore trainante dell’economia provinciale, l’agricoltura, con le sue tradizioni millenarie che costituiscono la storia della nostra terra. Festeggiare la castagna significa anche e soprattutto riflettere sull’importanza strategica di questo comparto produttivo e dell’indotto che ruota intorno, sensibilizzando le istituzioni tutte, dalla Regione all’Arsial, passando per la Provincia, i Comuni, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria a lavorare insieme, a fare sistema. E’ più che mai necessario fare in modo che le poche risorse disponibili nel campo agricolo, possano essere investite sulle reali esigenze del comparto, rilanciando la produzione e assicurando così la sopravvivenza delle nostre aziende che sono il motore dei nostri territori”.
Alla conferenza stampa erano presenti, tra gli altri, i sindaci dei Comuni di Viterbo Giulio Marini, di Canepina Maurizio Palozzi, di Soriano nel Cimino Fabio Menicacci. Inoltre sono intervenuti i rappresentanti delle Associazioni di categoria del comparto agricolo Coldiretti e Confagricoltura.
Le Feste della Castagna della Tuscia sono promosse dalla Camera di Commercio di Viterbo e dalla Provincia di Viterbo, con il patrocinio dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio e l’Associazione Nazionale Città del Castagno.