ANNO 27 n° 266
Castanicoltura, oltre al cinipide il dramma sono i frutti importati

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni molto si è parlato riguardo le difficoltà che appaiono insuperabili per la castanicoltura dei Monti Cimini: molta politica, molte interrogazioni, mozioni, richieste di nuove leggi, ma noi, proprietari di castagneti, non siamo preoccupati soltanto per questa cattiva annata ma dovremmo preoccuparci per quello che ci aspetterà in un futuro prossimo ed io come tutti gli altri castanicoltori, non riusco certo ad essere ottimista.

Sono trascorsi ormai cinque lunghi anni dalla comparsa del cinipide galligeno nei nostri territori, ma nulla si è fatto e poco si vede all'orizzonte, mille difficoltà hanno "strozzato" i castanicoltori e notevoli ancora ci saranno da superare; ci siamo barcamenati nei meandri delle difficili vendite soprattutto con l'attuale raccolto: scarso, scarsissimo ed addirittura nullo in molte zone poste nei punti più alti dei Monti Cimini, rapporti difficili con commercianti della zona e non, per i pagamenti che ci aspettiamo siano più trasparenti possibili rispetto allo scorso anno, in quanto non possiamo permetterci di far saltare un indotto che comporta la risorsa principale di reddito, e di giro di soldi che costituiscono l'unico reddito di molte persone che lavorano su territorio trecentosessantacinque giorni l'anno.

Vorremmo che i commercianti, anche con i loro accordi più o meno espliciti, che li pongono al sicuro per i loro guadagni, possano finalmente vedere nei produttori delle persone degne dei loro raccolti e degne quindi di sopravvivenza. Abbiamo visto entrare nei nostri negozi e supermercati castagne di ogni genere e di ogni tipo vendute anche a discapito della salute pubblica ( ciò si è verificato anche in questi giorni in alcuni negozi della Regione Umbria), abbiamo visto gli scorsi anni l'arricchimento alle spalle altrui di coloro che sono riusciti a vendere castagne surgelate dell'anno precedente a dieci euro al chilo prima che cadessero in tutta Italia i primi marroni primutici e tutto questo grazie alla globalizzazione che si riassume nel detto " do ut des".

Questo anno, dopo anni di sofferenza, le "CHIACCHIERE" di qualcuno che aveva visto oltre il proprio naso, si sono avverate, non si voleva essere profeti in patria della propria disgrazia, ma si voleva soltanto destare un enorme problema che ripeto, nessuno ha voluto vedere e sentire, anzi, si è dovuto tacere in alcuni casi, per non essere ancor più mortificati.

Si vocifera inoltre in questi giorni, che quest'anno la mancanza di castagne è rilevante MA SOLTANTO SUI MONTI CIMINI mentre in altre zone d'Italia le castagne non mancano- non mancano sicuramente, direi io- con tutte quelle straniere che sono entrate già da un mese, del resto la stessa cosa è già successa con le nocciole turche che hanno fatto ulteriormente calare il prezzo a 4.50 a punto resa, quindi non scandalizziamoci se i prezzi anche delle castagne saranno modici.

Ho ormai un'età non più giovanissima, ma ricordo sempre mio nonno che mi diceva che quando la pioggia cadeva fino a metà giugno le castagne sarebbero state tante ma piccole, anche questa stagione è stata particolarmente piovosa ma di castagne tante e piccole non se ne sono viste, anzi non ci sono proprio e così anche per i marroni fiorentini; da ciò si può dedurre che il cinipide galligeno ha fatto un gran danno ma ha fruttato bene alla globalizzazione e soprattutto a chi voleva fare delle prove, mal riuscite, e chi desideroso di lauti guadagni, non ha ben riflettuto che le sperimentazioni vanno eseguite nei laboratori da persone competenti e non sul terreno e sulla pelle degli altri ,a rischio ,come poi è successo, in tutta Europa, e tutto ciò solo per …soldi ma non certo per noi produttori.

La sottoscritta fa inoltre presente di aver avuto una perdita del 75% sui marroni primutici, il 66% sulle castagne ed oltre il 30% sui marroni fiorentini.

Donatella Ercoli, produttrice di castagne




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