

di Arnaldo Sassi
Angelino, Angelino: che delusione. E pensare che in molti avevamo sperato di vedere in te un centrodestra diverso. Più moderno, più giovane, e soprattutto più serio. Capace di passare dal partito di plastica gestito dall’imperatore unico, a uno schieramento popolare e non populista, composto da uomini affidabili sul piano della credibilità (in Italia, ma soprattutto in Europa) possibilmente eletti dalla base e non nominati dal dominus.
Angelino, Angelino, ci avevi illuso. Perché anch’io, che non voto certo centrodestra, mi ero augurato che pian piano riuscissi a far dimenticare quello schieramento da circo Barnum che ha governato l’Italia negli ultimi otto anni, che ci ha reso ridicoli in tutto il mondo, che ha raccontato un sacco di fandonie promettendoci il “Paese dei balocchi”, ma portandoci sull’orlo del baratro.
L’arrivo del governo Monti e il diverso clima che si è respirato in questi mesi in Parlamento induceva ad essere cautamente ottimisti. Certo, il professore ci è andato giù duro, istaurando una stagione di lacrime e sangue che gli italiani non hanno gradito. Ma che hanno dovuto accettare, se non volevano finire con le gambe all’aria. Però, sotto la tua guida, il Pdl aveva mostrato senso di responsabilità e di sano realismo, contribuendo in modo determinante a stabilizzare i conti italiani, anche se attraverso pillole amare come l’Imu, l’aumento dell’Iva e altri ammennicoli che hanno reso più complicata la vita dei cittadini.
E poi, caro Angelino, la svolta. Quando hai annunciato che anche il Pdl avrebbe fatto le primarie. Un vento di democrazia in un partito dove – diciamocelo – di dibattito nel corso degli anni ce n’è stato sempre ben poco. Anzi, per niente. Tant’è che proprio l’annuncio delle primarie aveva avuto l’effetto di ridare un minimo di entusiasmo ai militanti (soprattutto ai più giovani), mettendo tra l’altro in vetrina la parte migliore del Pdl: da Guido Crosetto a Giorgia Meloni, da Franco Frattini al sindaco formattatore Alessandro Cattaneo. E perfino la new entry Gianpiero Samorì era una jolly tutto da giocarsi.
Insomma, caro Angelino, potevi essere l’uomo della svolta. Forse le elezioni politiche le avresti perse comunque (accadde anche a Veltroni nel 2008), ma avresti messo senza dubbio le basi per costruire un centrodestra vero punto di riferimento per i moderati, che in Italia non sono pochi.
E invece? E invece hai dovuto chinare il capo ancora una volta quando è tornato il papy-padrone. Ora, a parte la figura barbina che hai fatto di fronte a tutta l’Italia, il danno maggiore l’hai provocato ai tuoi elettori: ai quali hai deciso di consegnare ancora una volta il partito della demagogia e del populismo; del tutto va bene perché i ristoranti sono pieni, dell’aboliremo l’Imu (salvo poi capire dove saranno recuperate le minori entrate), del no all’euro e alla Merkel, dei magistrati deviati mentalmente e comunisti; e, infine, del bunga bunga. Un partito che, se dovesse malauguratamente andare al governo, porterebbe l’Italia all’ennesima deriva, avendo tra l’altro contro l’Europa intera. La speranza è che stavolta la profezia di Indro Montanelli si avveri: gli italiani, dopo averlo sperimentato, sono ormai vaccinati dal berlusconismo.
Peccato, Angelino. Sei stato una grande delusione. Pensavo fossi un uomo, invece sei solo un burattino.