ANNO 27 n° 259
''Chinotto Neri'' sponsor squadra di basket A1, l'ira degli ex dipendenti
In Comune approvata mozione in favore dei lavoratori
22/01/2012 - 04:00

VITERBO - Approvata all’unanimità la mozione con cuil’Amministrazione comunale di Capranica si è impegnato a cercare tutte le possibili soluzioni per sostenere gli undici lavoratori licenziati della Chinotto Neri, anche coinvolgendo direttamente i politici ed i tecnici della Regione, e a trovare possibili acquirenti dello stabile al fine di un riutilizzo per l’imbottigliamento o di una riconversione ad altro tipo di attività. E' quanto stabilito dal consiglio comunale di Capranica, che lo scorso venerdì ha affrontato il problema della chiusura della fabbrica del ''Chinotto Neri'', che ha cessato l’attività il 31 dicembre, lasciando a casa undici dipendenti e privando la cittadina di Capranica e tutta la Regione Lazio di un marchio storico.

Secondo il sindaco di Capranica, Paolo Oroni, e gli altri amministratori, da parte dei vertici della Chinotto Neri ci sarebbe stata la scorrettezza di aver tenuto nascosti i loro piani di dismissione dell’azienda fino all’ultimo momento, comunicando la chiusura sia al Comune che ai lavoratori soltanto una manciata di giorni prima della cessazione dell’attività.

Che la decisione di chiudere l’attività fosse programmata da mesi, contrariamente a quanto affermato dalla dirigenza, sarebbe stato dimostrato dalla ''rivelazione'' fatta dall’assessore Cappelli durante la seduta del consiglio: ossia la fermezza dei dirigenti aziendali nel voler portare via anche il marchio ''Chinotto Neri'', vera ricchezza del prodotto. Dal 1 gennaio 2012, infatti, il ''Chinotto Neri'' è divenuto lo sponsor, al posto della Pepsi Cola, della squadra di basket maschile di serie A1 “Basket Juvecaserta” che si chiama ora, appunto, “Otto Caserta”, e che mostra sulle proprio maglie il famoso logo con l’8 sormontato dalla coroncina.

''Quel marchio così poco produttivo da costringere la società a chiudere uno stabilimento in constante perdita economica (secondo quanto sostenuto da anni dai dirigenti), quella società che non aveva più risorse per pagare 11 dipendenti, improvvisamente trova centinaia di migliaia di euro per dare il suo nome ad una delle maggiori squadre di basket d’Italia - hanno commentato gli ex lavoratori dell'azienda -. Ora c’è da temere che se non dovessero essere abbastanza produttivi da vincere lo scudetto, anche i dieci cestisti della Juvecaserta potrebbero rischiare di ritrovarsi disoccupati da un giorno all’altro''.




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