ANNO 27 n° 281
Ciancolini è di parola e lascia la Talete

VITORCHIANO- Il sindaco di Vitorchiano lo ha detto e lo ha fatto: è uscito dalla Talete. Non si può dire che Ciancolini non sia stato di parola. Problema risolto? Per il sindaco e il Consiglio comunale probabilmente sì, considerando che ora la palla passa al commissario, ma per i cittadini di Vitorchiano sarà la stessa cosa? O meglio, ora che il Comune si è smarcato dalla Talete, gli sprechi ed i costi lievitati potranno essere contenuti, o magari eliminati? Proviamo a ragionare.
Le critiche mosse in questi mesi da Ciancolini in effetti hanno un loro fondamento: la Talete non è stata propriamente il massimo dell’efficienza ed è stata tutto tranne che una fonte di risparmio per gli utenti. Ma la vera causa di ciò ha un’origine ben precisa, con tanto di nome e cognome: politica viterbese. La politica viterbese, di cui Ciancolini fa parte, non è stata infatti capace, tanto per dirne una, di affrancare dalla Talete il Sit e il Cobalb che hanno fatto lievitare costi e problemi. Ma, si dirà, ora è inutile piangere sul latte versato, e occorre guardare al futuro. Nel futuro, dunque, ci sarà un commissario ad acta che la Regione Lazio nominerà al Comune di Vitorchiano, il quale commissario si troverà nella situazione di dover fare ciò che non è stato fatto dal sindaco e dal Consiglio comunale, cioè ricapitalizzare la Talete e dire sì, purtroppo, agli inevitabili aumenti di bolletta che ne conseguiranno. La “colpa”, ovviamente, sarà tutta del commissario e, perché no, della Regione Lazio (leggi Marrazzo) che ce lo ha mandato, ma la domanda nasce spontanea: la politica viterbese, di cui Ciancolini fa parte, a cosa serve?




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