ANNO 27 n° 264
Cie: "Dal Governo nessuna risposta"

TARQUINIA - Il sindaco Mazzola scrive al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ribadire la ferma contrarietà all’ipotesi di realizzare un CIE (Centro d’Identificazione ed Espulsione) all’interno dell’ex polveriera San Savino e di far sentire le istanze della città, alle quali non è mai stata data nessuna risposta ufficiale da parte dei ministri del Governo.

«La stima che nutro nei suoi confronti mi spingono a scriverle per comunicarle le perplessità, i dubbi e il personale scontento riguardo alla possibilità di ospitare un CIE a Tarquinia. Queste strutture, istituite in ottemperanza a quanto disposto da una legge che ben conoscerà e nate per far fronte a un’emergenza, non sono quasi mai ex novo, ma anzi, impiantate in edifici già esistenti, a loro volta dismessi, spesso fatiscenti e al limite della vivibilità. Decisamente, non proprio sistemazioni esemplari, spesso non abbastanza grandi, sovraffollate e con condizioni igieniche carenti. Bene, il ministero dell’Interno avrebbe individuato un’area, mi permetta la vena polemica, “perfetta” da questo punto di vista per dare vita a un nuovo CIE: l’ex polveriera “San Savino”, un ex deposito di munizioni con caseggiati in rovina, nessun allaccio alla rete fognaria e all’acquedotto, ubicato su un terreno a rischio di esondazioni e, come se non bastasse, a ridosso della zona archeologica (Tarquinia, culla della civiltà etrusca, è stata dichiarata patrimonio dall’UNESCO) e ai piedi di uno dei belvedere più suggestivi della cittadina medievale.
Inoltre, non posso fare a meno di pensare che il rispetto per il prossimo e la solidarietà andrebbero disattesi nel caso in cui un nuovo CIE dovesse prendere vita a Tarquinia. Quanto veramente mi ha lasciato e mi lascia basito, però, è che da mesi rincorro con ogni mezzo gli uffici e gli enti preposti in cerca di chiarimenti: mai nessun ministro del Governo ha risposto ufficialmente per iscritto e mai nessun altro si è degnato di dare riscontro alle mie domande. Si prendono decisioni che riguardano la “mia” bellissima città; e io vengo ignorato. Si dispone del futuro di un intero paese ma al momento delle spiegazioni nessuno risponde. Tutti sanno ma nessuno parla, o conferma, o smentisce. Questo, mi creda, è il trattamento che nessuno di noi vorrebbe ricevere dalle istituzioni. Ora quanto mi auguro possa scaturire da queste mie sentite, ma anche rammaricate parole, è che io possa essere, finalmente, ascoltato. In qualità di sindaco, devo scongiurare il pericolo che Tarquinia possa diventare una nuova Rosarno (tolti ovviamente i problemi di ingerenza mafiosa) e, allo stesso tempo, devo adoperarmi per attuare tutto quanto possa essere d’aiuto agli immigrati, non privandoli mai dei diritti umani».




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