ANNO 27 n° 259
Clelia Maio: ''Disabilità e sociale senza fondi, è ora di dire basta''
L'operatrice di Asd Vitersport scrive all'autore di ''Gomorra'' dopo il suo intervento in tivvù da Fazio
04/10/2012 - 04:00

Caro Roberto Saviano, vorrei sottoporre alla tua attenzione, alcune considerazioni.

E’ stata una piacevolissima sorpresa la scelta del tema della disabilità per il tuo intervento nella prima puntata del programma “Che tempo che fa”.

Un’ottica “diversa” per parlare di spreco di denaro pubblico e di tagli.

Faccio parte dell’ASD Vitersport , affiliata al CIP e impegnata nello sport paralimpico nella Provincia di Viterbo da oltre 30 anni.

Sorvolo sulla nostra storia, dalle origini che hanno fatto sì che nei lontani anni ‘70 da un Istituto di riabilitazione della nostra provincia, operatori e ragazzi trovassero lo stimolo, attraverso la pratica sportiva, di uscire dall’Istituto e diventare campioni italiani di basket in carrozzina e partecipare più volte alle paralimpiadi; sorvolo sul significato della pratica sportiva per i disabili, a volte unico impegno di vita, e a volte sforzo e difficoltà di conciliare impegno sportivo con famiglia e lavoro; sorvolo sull’impegno costante e difficile in tutti questi anni per promuovere sul territorio diffusione e pratica per lo sport disabili, contando esclusivamente sul volontariato, sul tesseramento dei soci e su contributi pubblici quasi irrisori; sorvolo sulla difficoltà di dividersi gli spazi per lo sport, pochi per tutti non solo per noi e sul costo proibitivo delle attrezzature sportive; sorvolo sulle 28 medaglie italiane delle Paralimpiadi e delle stesse 28 medaglie delle Olimpiadi, con la differenza della disabilità e dei tanti, tantissimi soldi che non girano alla stessa maniera.

Sorvolo perché è inutile sottolineare di più……

E’ la storia di tante delle nostre società sportive e di quanti si interessano dello sport disabili.

Oggi contiamo circa 60 atleti e siamo impegnati nell’handbike (fra i nostri atleti abbiamo avuto lo scorso anno il campione italiano), l’hokey in carrozzina, che praticano atleti con fortissima disabilità, e nuoto.

Dopo tutti questi anni continuiamo ancora a lottare affinché quello che è il diritto ad una vita vissuta con dignità non finisca per diventare una concessione.

Quindi grazie per aver centrato il tuo intervento su un tema a noi così caro; abbiamo una grande storia di cui andiamo fieri, ma gli esempi dello sport e della musica quale mezzo per superare la diversità, della passione e l’impegno per far sì che diventi possibile l’impossibile, spiegati a tutti con quel tuo modo così emozionato e partecipe, hanno affascinato me e penso quanti ti hanno ascoltato.

Sì, nella vita “nulla è scontato- come hai detto -e se ci si rassegna non c’è vita”, questo i nostri atleti, le loro famiglie e noi che li seguiamo da anni lo sappiamo bene. Ecco perché ci ha fatto tanto male, forse più che ad altri spettatori, vedere i grafici proiettati lunedì sera con i dati delle spese della nostra regione: quella freccia in salita per i rimborsi e in precipitosa discesa per il sociale.

E su questo, concordiamo, è proprio ora di dire basta.

Penso che lo gridi ad alta voce tutto il mondo del volontariato, quello che gravita attorno alla disabilità, ma anche del sociale in generale.

Grazie ancora

Clelia Maio




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