ANNO 27 n° 266
Complici dall'estero per aiutare la banda
I nove membri dell'organizzazione ospitavano in Italia malviventi dell'est Europa
21/10/2015 - 13:17

VITERBO - Non c'erano soltanto le nove persone identificate da carabinieri e polizia alla base dell'ondata di furti messa in atto dall'organizzazione dell'est Europa che si era stabilita nel viterbese. Di tanto in tanto, infatti, i membri della banda ricorrevano a un aiuto esterno, facendo arrivare in Italia qualche loro conoscente pronto a dare un mano.

 

Il piano era semplice: il complice arrivava nella Tuscia, metteva a segno qualche colpo e poi spariva nel giro di pochi giorni, facendo perdere le proprie tracce. Un'azione lampo, senza trattenersi troppo a lungo per non rischiare di finire nei guai. Il bottino veniva poi regolarmente spartito, con i membri ''viterbesi'' che si accontentavano anche della merce lasciando i soldi a chi era arrivato da fuori per dare una mano.

 

Un meccanismo ricostruito dalle forze dell'ordine grazie alle intercettazioni telefoniche che hanno permesso di chiudere il cerchio intorno alle nove persone a capo dell'organizzazione: otto hanno ora l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e di residenza a Viterbo, oltre al divieto di uscire tra le 21 e le 6. L'ultimo è invece finito ai domiciliari.

 

La banda era diviso in due tronconi, uno operante sul viterbese e l'altro in zona Orte-Terni, e non c'erano gerarchie precise al momento di passare all'azione: tutti, a turno, erano protagonisti di furti in centri commerciali e negozi.

 

Nei tre magazzini trasformati in depositi per la merce dal gruppo, polizia e carabinieri hanno trovato vestiti, ricetrasmittenti, migliaia di litri di gasolio all'interno di taniche, centinaia di pneumatici e attrezzi da scasso.

 

Il sistema era duplice: si usavano borsoni schermati per non far scattare gli allarmi o si staccavano le etichette anticontraffazione dai prodotti prima di uscire dai negozi. In alcuni casi, quando la copertura saltava, scattava la fuga in barba agli allarmi suonati nel frattempo.

 

La merce veniva poi piazzata attraverso un giro di passaparola. Spesso, a causa del bottino molto ingente, non si riusciva a vendere tutto e così venivano praticati ghiotti sconti sulla furtiva. Alla peggio, la merce era spedita nell'est Europa.

 

Il sospetto è che il gruppo dei nove, composto da uomini e donne tutti nullafacenti e che vivevano di espedienti, fosse dietro anche all'ondata di furti che mesi fa aveva investito Vitorchiano, scatenando il panico tra i residenti. La strana coincidenza è che infatti, appena le forze dell'ordine hanno sequestrato il primo dei tre depositi della banda, i colpi si sono improvvisamente interrotti. Probabile a questo punto che il gruppo, sentendo puzza di bruciato, abbia abbandonato quel comune per spostarsi sugli esercizi commerciali del viterbese.




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