

VITERBO – Nove e 10 giugno. Con tutta probabilità sarà questa la data dell’election day che riguarderà 640 comuni in tutta Italia, 4 dei quali nella Tuscia, Viterbo, Sutri, Valleranno (attualmente commissariato) e Vignanello. La decisione finale sarà presa dal ministro degli Interni nei prossimi giorni, ma una serie di considerazioni, in primo luogo quella di non interferire con i calendari scolastici, che subiranno una battuta d’arresto a causa delle politiche del 24-25 febbraio, fanno propendere l’ago della bilancia per quella data, in quanto farebbe perdere solo due giorni di lezioni agli studenti dei comuni chiamati alle urne.
Lo slittamento di una quarantina di giorni delle comunali, inizialmente previste nell’aprile 2013, ha indotto il Pd a rinviare le Primarie per la scelta del candidato sindaco, fissate per il 27 gennaio, agli inizi di marzo. Le date più probabili sono il 3 o il 10. Di conseguenza, il termine ultimo per la presentazione delle candidature dovrebbe scadere intorno al 20 febbraio. I nomi al centro dell’attenzione, allo stato, sono sempre gli stessi: il renziano Francesco Serra, che ha da tempo annunciato di voler essere della partita, e il presidente della Coldiretti Leonardo Michelini, il quale non ha ancora sciolto del tutto la riserva. Il corteggiamento da parte del centrosinistra prosegue e, in molti, ritengono che stia per capitolare.
“Michelini – dice il segretario comunale del Pd Alvaro Ricci – è un personaggio di sicuro interesse e sarebbe un eccellente candidato sindaco. Noi lo accoglieremmo con entusiasmo, purché sia disposto a sottoporsi al percorso delle Primarie. Un metodo democratico di conferimento della sovranità al popolo che ci ha dato dei risultati eccellenti e che ha suscitato grande interesse tra la gente. Dopo le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento e alla Regione, alle quali hanno partecipato circa 8mila persone – aggiunge -, abbiamo registrato un maggior interesse verso il Pd e il centrosinistra, anche da parte di persone intenzionate a presentare liste civiche”.
Ma chi ha tirato un grossissimo sospiro di sollievo è soprattutto quel che resta del Pdl e del centrodestra in genere. Lì, la lotta per le candidature, pur non avendo ancora raggiunto il culmine, s’è fatta durissima. E, sotto alcuni aspetti, inintelligibile.
Giulio Marini, sindaco uscente del capoluogo, sta giocando tutte le carte di cui dispone per allontanare da se stesso “l’amaro calice” della seconda candidatura. Egli ha infatti perso il treno per la Camera o per il Senato, in quanto non si è dimesso in tempo utile per essere candidato. E se non si è dimesso è perché qualcuno lo ha informato che per lui non c’è spazio alle politiche. L’unica via di fuga che gli rimane sono quindi le regionali. E, checché ne dica il quotidiano del Rione Sanità, è proprio questo lo sbocco che persegue. Se Marini riuscisse a entrare in lista alla Pisana, il candidato più gettonato, almeno per quel che resta del Pdl, per Palazzo dei Priori è Giovanni Arena, attuale commissario dell’Arpa Lazio, già assessore di lungo corso.
Qualora l’operazione dovesse riuscire, quel che resta del Pdl si troverebbe ad affrontare un problema di non poco conto: trovare una collocazione (politica) a Francesco Battistoni. Il vice commissario europeo Antonio Tajani, deus ex macchina del puzzle candidati ex Forza Italia nel Lazio ha pensato anche a questo: Francesco (Battistoni) potrebbe essere candidato alle politiche. Non importa se alla Camera o al Senato.
La triangolazione Marini-Arena-Battistoni, tutta di marca ex Forza Italia e per di più di rito tajaneo, ha fatto infuriare le altre anime di quel che resta del Pdl, siano esse di derivazione forzista che ex An. Il presidente della Provincia Marcello Meroi e l’assessore all’Ambiente Paolo Equitani, infatti, hanno mandato a dire “all’amico” Tajani che se sceglierà da solo i candidati, da solo dovrà fare anche la campagna elettorale. C’è poi da tener conto della reazione dei cosiddetti quarantenni, arruolati in blocco in “Fratelli d’Italia” di La Russa-Meloni-Crosetto, i quali rivendicano un ruolo almeno per uno di loro. Chi? Paolo Bianchini candidato sindaco di Viterbo di tutto il centrodestra. Una candidatura, quella di Bianchini, che i cosiddetti quarantenni sarebbero intenzionati a proporre comunque, almeno al primo turno. Rinviando al ballottaggio la resa dei conti.
E non è ancora tutto. La Destra, per bocca del segretario provinciale Andrea Scaramuccia, con l’alto patrocinio concesso dal suo segretario nazionale Francesco Storace, vuole a tutti i costi che il candidato sindaco della coalizione venga scelte con le Primarie. Pena una lista di partito con un proprio aspirante primo cittadino. Anche la Lega Federalista dà forti segni d’inquietudine e, di tanto in tanto, è presa dalla bramosia di tentare l’avventura solitaria. In definitiva, dalle ceneri del centrodestra potrebbero spuntare 3-4 candidati sindaci, l’uno contro l’altro armato, almeno al primo turno. Poi si vedrà.
Infine, c’è l’incognita delle liste civiche, che potrebbero creare fastidi sia al centrosinistra che al centrodestra. Si mormora che ne siano in preparazione diverse, tutte con un proprio candidato sindaco. Alcune si infrangeranno sulla impossibilità di mettere insieme la formazione, altri potrebbero essere risucchiate dallo schiarimento cui si sentono più prossime. Inevitabilmente, però, qualcuna verrà presentata. Resta da vedere a chi toglierà quel migliaio di voti che in genere conseguono.