ANNO 27 n° 273
Conclusi a Viterbo gli stati generali
degli enti montani
Si è conclusa sabato nella Sala congressi di Villa Sofia a Viterbo la due giorni dedicata agli Stati generali degli enti montani. Con il patrocinio della Regione Lazio, assessorato Enti locali, l’Uncem (l’Unione dei Comuni e delle Comunità montane), si è fatta promotrice di tale iniziativa in un’ottica di salvaguardia del territorio montano laziale. Quello che è emerso nelle due giornate, è stata soprattutto la volontà dei rappresentanti degli enti montani di trovare soluzioni valide per non interrompere il processo di sviluppo iniziato attraverso l’attività delle Comunità montane. Alla luce dei provvedimenti del governo e del successivo riordino regionale, il presidente dell’Uncem Lazio, Ivano Pompei, ha aperto la giornata di venerdì, auspicando che, in collaborazione con la Regione Lazio, si possano ridisegnare le Comunità montane con la consapevolezza che sono state e soprattutto possono essere, per il futuro, una risorsa fondamentale per la montagna laziale. Tra gli interventi di venerdì, la relazione di Edoardo Racca (“ I ruoli degli enti montani nella riforma delle autonomie locali”) ha sottolineato un aspetto non trascurabile: la crisi economica non ha toccato le zone montane, per questo va ricercata una soluzione che non interrompa la crescita avviata con il lavoro degli enti montani. La prima giornata degli Stati generali, si è conclusa con la presentazione di Stefano Pignotti del progetto Sgml, Sistema geografico della montagna del Lazio, realizzato da Uncem Lazio in collaborazione con l’assessorato Enti locali e l’Eim, Ente italiano della montagna. Il merito del progetto sta nella sua unicità: la Carta della montagna che da esso è stata redatta, è la prima in tutto il territorio nazionale. Modello che altre regioni italiane vogliono emulare, la Carta ha delineato la strada percorribile per il coordinamento delle strategie di intervento del territorio laziale, dove la montagna è fonte di ricchezza e polo di aggregazione per l’intera popolazione. La giornata conclusiva di sabato si è aperta con la relazione di Maria Grazia Pompa con “La legiferazione regionale sulle Comunità montane”; da questo intervento si è delineato un quadro di incertezza normativa, reso ancora più confuso dal fatto che ogni provvedimento auspicabile volto alla sopravvivenza di questo ente, dovrà essere rimandato alla prossima amministrazione regionale. A tirare le conclusioni delle due giornate di lavoro è stato l’assessore regionale agli Enti locali, Giuseppe Parroncini. “Il punto da cui ripartire – ha detto - è considerare le Comunità montane come materia pertinente alla Regione; da qui la convinzione che, più che parlare di abolizioni e tagli, ci sia bisogno invece di riformare e investire su un ente di nodale importanza in un territorio prevalentemente montuoso come quello laziale”. Per Parroncini serve inoltre focalizzare le risorse sull’indice socio-economico, cioè sulla vita delle persone. “Ogni territorio è espressione della cultura, delle tradizioni di chi lo abita: ecco perché ogni montagna è diversa e perciò patrimonio su cui investire”. L’assessore Parroncini conosce il territorio del Lazio e la realtà delle Comunità montane. “Sono consapevole – ha concluso - che sarà compito della Regione lavorare e convogliare risorse sulla montagna, grande opportunità di crescita per il Lazio”.



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