

VITERBO - “La riforma federalista potrebbe essere l'occasione per ridisegnare, nell'ambito dei tributi il cui gettito sarà attributo alle Province, il sistema di tassazione delle accise sull’energia elettrica che attualmente grava soltanto sulle piccole imprese. Si tratta di realizzare una tassazione più equa a parità di gettito”.
Lo sollecita il Presidente di Confartigianato Imprese di Viterbo Stefano Signori sulla base di un rapporto dell’Ufficio studi della Confederazione che ha misurato l’escalation del prelievo fiscale riguardante le addizionali provinciali sull’elettricità utilizzata dalle imprese.
Dal 2000 al 2008 le imposte applicate dalle province sui consumi di energia elettrica per usi industriali sono aumentate del 34,9%, con un costo per le piccole imprese che, per il 2008, Confartigianato stima in 834 milioni di euro.
L’analisi di Confartigianato mette in luce una fiscalità locale sull’energia sempre più pesante, ma soprattutto iniqua. A pagare gli aumenti sono infatti soltanto le piccole imprese, poiché l’addizionale viene applicata sui consumi fino a 200.000 kWh /mese in pratica, quelli delle piccole imprese. I consumi sopra tale soglia, vale a dire quelli delle grandi aziende, sono invece esenti dall’addizionale. Le province possono decidere di applicarla con un’aliquota minima di 9,30 euro per mille kWh oppure con un’aliquota massima di 11,40 euro per mille kWh”. Nella Provincia di Viterbo l’aliquota sul consumo dell’energia elettrica è di € 0,01136 per kWh.
“Si tratta - sottolinea il Presidente Signori - di un trattamento fiscale che deve essere riequilibrato per mettere la parola fine ad un’assurda ed ingiustificata penalizzazione delle piccole imprese che peraltro subiscono anche un’altra distorsione nella fiscalità energetica: quella dell’imposta erariale anch’essa applicata soltanto alle piccole imprese che consumano fino a 1.200.000 kWh/mese. Tutto ciò dimenticandosi del principio del Protocollo di Kyoto “chi più consuma, più paga”.
L’addizionale è un’imposta che ‘pesa’ per il 6,2% sulla bolletta elettrica delle Pmi e il gettito che ne deriva è al terzo posto nella classifica dei tributi provinciali, contribuendo infatti per il 15,6% al totale delle entrate tributarie delle province.
Confartigianato ha rilevato che dal 2000 ad oggi si è quadruplicato il numero delle province che hanno applicato l’aliquota massima dell’addizionale: nel 2000 applicava l’aliquota minima il 75,7% delle province, mentre nel 2008 il rapporto si è invertito e il 72% delle province ha adottato l’aliquota massima.
In valori assoluti, tra le province dove si registra il maggior prelievo da addizionale sui consumi elettrici c’è il Lazio con 61 milioni di euro (8,1%), al quarto posto dopo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Il Presidente di Confartigianato Stefano Signori sollecita pertanto “interventi di riequilibrio e di perequazione del prelievo fiscale sui consumi di energia, eliminando le distorsioni che attualmente penalizzano le piccole imprese. La diminuzione dei costi dell’energia - sottolinea – è fondamentale per consentire alle piccole imprese di recuperare competitività”.