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Confesercenti rilancia lo sviluppo del commercio e del turismo
Lo sviluppo del commercio e del turismo passa inevitabilmente per le realtà delle città, come dei centri minori e per questo si rafforza il legame tra le attività commerciali e le entità urbane, soprattutto in riferimento alla valorizzazione del centro storico, che costituisce l’elemento fondamentale nel quale si disegna il futuro di un settore produttivo tra i più dinamici e vitali.
L’attuale modello di società urbanizzata impone bisogni di massa che debbono essere soddisfatti mediante un’organizzazione complessa dei sistemi collettivi.
Riteniamo che si possa operare su tale realtà con una collaborazione, a livello di scelte e di programmazione, tra la nostra organizzazione di categoria e l’Amministrazione Comunale, al fine di evitare che anche la città di Viterbo veda svanire la propria identità culturale e mercantile, trasformandosi in contenitore senza contenuto, al quale nessun progetto di arredo urbano o di scenografia architettonica potrà mai conservare le proprie peculiari qualità.
L’evoluzione urbanistica deve tuttavia conservare inalterato il centro storico, ove le tradizioni e la storia hanno creato un’immagine riconoscibile e universalmente apprezzata; l’espansione degli abitati e le proposte di nuove aggregazioni commerciali possono anche creare una divaricazione nell’assetto produttivo: in ogni caso deve essere garantito un equilibrio per gli interessi, le domande e le attività che gravano sui nuclei storici, limitati spazialmente, ma ad alto contenuto simbolico.
Commercio,Servizi e Turismo possono rappresentare un importante ammortizzatore dei conflitti in atto tra sviluppo e qualità della vita e per l’armonizzazione degli interessi che si agitano nel contesto urbano. Per queste considerazioni siamo convinti che le isole pedonali possono realizzarsi solo se collegate a parcheggi facilmente accessibili e che le zone a traffico limitato sono possibili solamente in connessione a parcheggi di scambio e alla riqualificazione e ricollocazione del trasporto urbano. Gli interventi pubblici di manutenzione e riparazione non possono danneggiare le imprese e pertanto debbono essere previste misure di sostegno.
Occorre conservare per costruire il futuro e tutelare per lo sviluppo: restauro delle botteghe e dei manti stradali, simbiosi commercio pubblici servizi, attrazioni turistiche, museali e culturali, cablaggio dei centri, diffusione delle informazioni sono i campi nei quali enti pubblici e organizzazioni di categoria possono intervenire, sia pure con diversi impegni e responsabilità.
Questi elementi possono costituire la base per un dibattito fuori dei luoghi comuni e dagli eccessi di parte, per guardare alle modifiche in atto nel settore commerciale e nelle realtà urbane.
Una città come Viterbo dove il sistema commerciale, turistico e del terziario in generale, rappresenta una parte rilevante dell’economia e dell’occupazione, della storia e dello sviluppo viterbese.
Con il 70% del reddito prodotto e con più di 1000 imprese attive, con 3500 addetti dove più della metà degli esercizi è gestita da imprenditori da 28 a 45 anni.
Un settore della nostra economia che va tutelato ed aiutato a crescere in termini di innovazione con interventi finalizzati a creare quelle pari opportunità a compensazione dello squilibrio che si è venuto a creare con il rilascio incontrollato delle grandi superfici di vendita.
Questo sistema distributivo “tradizionale” dimostra tra l’altro, se pur tra contraddizioni, una sua vitalità nonostante la crisi, nonostante l’assenza di sostegno da parte del sistema bancario, nonostante una cultura sbagliata che identifica sviluppo, modernità, benefici dei consumatori con la grande distribuzione.
Ecco quindi l’importanza della piena attuazione della legge Reg.le 33 che prevede una serie di atti e provvedimenti Regionali e Comunali che dovranno garantire regole e programmazione.
Tutto ciò per dire che occorre una politica di attenzione allo sviluppo della piccola impresa: a Viterbo fino ad oggi tutti i progetti di riqualificazione, ristrutturazione, innovazione portati avanti dal Comune hanno riguardato per lo più interventi nelle periferie della Città e di conseguenza hanno visto giungere in Città soltanto investimenti esterni (grande distribuzione), infatti uno dei fenomeni che ha maggiormente caratterizzato il settore commerciale in questi ultimi anni nel nostro Paese e anche nel Lazio e nella provincia di Viterbo è senza dubbio rappresentato dalla proliferazione di grandi strutture di vendita, di outlet, di grandi centri commerciali le cui dimensioni stanno profondamente modificando il profilo, non solo del tessuto commerciale economico e costruito ma anche, dell'arredo urbano delle nostre città, sopratutto come quella di Viterbo a prevalente economia turistica e di arte. Il problema che sorge, quindi, è quello già emerso in precedenza: le grandi strutture di vendita, che ormai sono quasi esclusivamente in mano agli stranieri, favoriscono i loro prodotti agricoli ma anche generi non food ed il made in Italy si riduce sugli scaffali con l'efetto collaterale di scaricare nei nostri mercati l'inflazione delle produzioni. Il problema, però, è di fondo: infatti la GDO è solo in apparenza neutrale perchè a parità di prezzo tende a privilegiare i propri bacini nazionali, e così sugli scaffali delle strutture di vendita in Italia si vedranno sempre più produttori italiani che privi di un sistema moderno che consente lo sfogo dell'export si trovano le porte chiuse anche sul mercato nazionale. E se i nostri prodotti non vengono venduti l'unico effetto che si produce è che crescerà la disoccupazione.
Infine, come si evince dall’incrocio dei dati per ogni posto di lavoro creato nella GDO si perdono circa 2,5 posti di lavoro nelle piccole e microimprese per il conseguente effetto di “chiusura” degli esercizi di gravitazione della nuova grande superficie di vendita . Ulteriore effetto rispetto all’occupazione è che l’occupazione creata e promozionata spesso per l’interesse complessivo dei numeri è un occupazione di fatto “precaria” ed occasionale che registra l’utilizzo di contratti a tempo determinato ed occasionali mentre i posti di lavoro persi nelle piccole imprese commerciali limitrofe oltre che a ridurre i servizi di vicinato sono posti di lavoro con contratti a tempo indeterminato .
Fatte queste valutazioni poniamo all’attenzione degli Amministratori alcune linee di programma, alcuni spunti per una politica attiva a favore delle P.M.I..
1) PIANO REGOLATORE GENERALE PER UNA NUOVA CULTURA URBANA
Porre al centro della programmazione lo sviluppo della P.M.I. In questa direzione va la richiesta di moratoria commerciale ed urbanistica della Grande Distribuzione, ribadita anche dalla recente approvazione della “deliberazione legislativa regionale” che attribuisce maggiori poteri alle Amm.ni Comunali, le quali debbono dimostrare con atti amministrativi la volontà di una seria programmazione del settore inserendo inoltre il “vincolo” di utilizzo delle superfici commerciali esistenti nel sistema distributivo della Città per la realizzazione di tutti i piani di recupero di edifici di pregio storico quale elemento fondamentale per la reintegrazione del sistema distributivo esistente.
Il Piano regolatore generale come unico strumento di programmazione per lo sviluppo e la competitività della città e del territorio, deve puntare ad un riequilibrio che tenga conto degli interessi e delle esigenze degli abitanti e degli operatori economici di tutti i settori delle zone urbane, garantendo una presenza diffusa delle diverse tipologie distributive e dei servizi integrate con la città e le diverse funzioni sociali.
L’integrazione di tutti i settori produttivi con il tessuto urbano non può essere causale, ma deriva da una analisi attenta ed approfondita di tutte le variabili e di tutte le conseguenze che i vari settori sono in grado di determinare .
Le tendenze della dottrina urbanistica sono orientate alla semplificazione delle procedure , ma tale semplificazione trova un limite nella adeguata gestione del territorio e nella necessità di inserire la programmazione in un contesto disciplinare che non prescinde:
-dall’interesse pubblico economico che deriva dal rapporto domanda/offerta;
-dalla presenza di siti culturali che possano determinare valorizzazioni economiche degli stessi;
-dalla possibilità di fruire di un adeguato sistema di infrastrutture che facilitano le comunicazioni e gli spostamenti all’interno e verso l’esterno dell’area urbana – riutilizzo funzionale di aree coperte e scoperte acquisite da processi storici alla stabilità urbanistica .
Occorre da subito avviare un processo di confronto con la costituzione di un tavolo di coordinamento interassessorile e settoriale .
2) CENTRO STORICO E CENTRI COMM.LI NATURALI
Riequilibrio commerciale e delle caratteristiche tipiche del commercio del Centro Storico al fine di evitare emorragie verso le periferie e chiusure con conseguente desertificazione.
A tal fine il Comune si deve dotare del PUC (piano urbanistica commerciale) strumento essenziale per la programmazione e sviluppo del settore .
Estensione delle norme sulla tutela dei negozi storici a tutte le attività commerciali in modo da non consentire cambi di destinazione ad uso diverso.
Un piano particolareggiato per lo sviluppo del commercio nel centro storico al fine di valorizzare le aggregazioni commerciali di via ed armonizzare qualsiasi intervento progettuale di recupero nonché di arredo urbano.
I “centri commerciali naturali”sono le vie, le piazze, le gallerie, i centri storici e i quartieri in cui spontaneamente e storicamente si sono addensati i negozi, le botteghe artigiane, i bar, i ristoranti e i servizi, accanto alle altre funzioni vitali di paesi e città. Il Centro Commerciale Naturale deve rappresentare dunque l’entità in grado di restituire ai consumatori il piacere dello shopping in un ambiente familiare e non artificiale, il gusto di fare acquisti all’aria aperta, con assistenza di tanti operatori commerciali, capaci di dedicare a ciascun cliente adeguata attenzione, assistenza e informazioni personalizzate.
In questo senso chiediamo all'amministrazione comunale di perseguire la strada già intrapresa (vedi programmazione comunale per la valorizzazione e riqualificazione dei centri storici, progetto finanziato dalla Regione Lazio e implementato nel Centro Commerciale Naturale di San Martino al Cimino).
3) MOBILITA’ E TRAFFICO
Serve da subito una seria, corretta e complessiva programmazione della viabilità, mobilità e traffico e standard urbani che riguardano l’intera città di Viterbo.
Non si può parlare di un piano del traffico nel centro storico e nella Città senza tener conto degli altri strumenti di programmazione obbligatoria da parte del Comune (vedi piano urbano dei parcheggi, piano urbano dei rumori, piano di urbanistica commerciale) .
Siamo convinti che per risolvere i problemi posti e per una corretta gestione della città bisogna in generale:
- passare da una cultura del territorio ad una cultura dell’ambiente presupponendo politiche urbanistiche improntate sull’impatto degli insediamenti urbani;
- La nuova disciplina urbanistica deve far riferimento all’economia, alla sociologia e alle prestazioni urbane in un ottica di sviluppo sostenibile .
- La nuova pianificazione urbanistica deve essere fondata su strumenti facili da applicare e di rapida adozione.
In particolare:
- riprogettare i percorsi dell’intero sistema di trasporto pubblico;
- ampliamento dei parcometri con tariffe differenziate tra centro e periferia;
- modificazione della mobilità nelle periferie con l’obiettivo di superare le forti difficoltà che riguardano soprattutto le zone nord e ovest della città;
- realizzazione di parcheggi di scambio finalizzati alla creazione di standard in relazione alla funzione commerciale del centro storico.
Una città più fruibile e vivibile è una città qualitativamente rispondente alle necessità dei soggetti sociali ( uomini , donne , bambini, anziani …) che in essa vivono e lavorano .
4) TURISMO alcune proposte
Nell’attuale congiuntura economica in difficoltà, la minor disponibilità del reddito delle famiglie e con il calo generalizzato dei consumi, il turismo può rappresentare il “ valore aggiunto” nel sistema economico locale in quanto può canalizzare flussi di persone e quindi flussi di business.
In primo luogo la realizzazione di un progetto globale partendo come discussione da un STL (sistema turistico locale) a suo tempo presentato dalla nostra associazione previsto anche nella legge quadro sul turismo regionale e nazionale, il sistema turistico locale dovrà rappresentare il motore dello sviluppo del turismo nella città e nel territorio provinciale valorizzando le eccellenze: per la città di Viterbo un distretto culturale vista la vocazione della città d'arte e di cultura , ma anche, per altri interessi e quindi un progetto che tende a destagionalizzare e quindi passare ad un turismo tutto l’anno ed uscire da un turismo mordi e fuggi.
Per questo va tenuto presente che per una riorganizzazione e crescita complessiva bisogna coinvolgere tutti gli attori locali partendo da tutte le associazioni di categoria, le imprese singole o associate e gli enti locali. Ciò necessità comunque anche di una crescita complessiva delle strutture degli standard privati e dei servizi pubblici, soprattutto il trasporto e la viabilità che rappresentano il vero gap con altri capoluoghi di provincia.
Vanno pensate e realizzate strutture e sistemi che possono portare alla nostra città anche altre forme di turismo, esempio quello giovanile, quello d’affari, quello termale, all’aria aperta ed altre forme che purtroppo stentano a decollare. Va ricercato inoltre l’utilizzo sinergico di tutte le risorse che vengono messe in campo da soggetti pubblici per promozionare “la nostra città”: Camera di Commercio, Amministrazione Comunale e Provincia di Viterbo.
Si sente in tal senso la necessità di un programma annuale delle iniziative culturali, definito con un anno d’anticipo in modo da realizzare pacchetti di proposte da mettere sul mercato sia nazionale che estero.
Queste alcune proposte da programmare e da confrontare con gli Amministratori Comunali e sulle quali la Confesercenti di Viterbo è da alcuni anni in prima fila, facendosi promotrice di una politica di sviluppo delle piccole e medie imprese commerciali e turistiche.
Un indirizzo di politica economica teso a favorire i processi di sviluppo di tutti i settori produttivi dell’intero territorio comunale, la Confesercenti vuole essere punto di riferimento costante degli Amministratori Comunali, che sono con noi impegnati nello sviluppo e nella creazione di nuova occupazione.
Pertanto chiediamo alla politica e agli Amministratori locali di mettere al primo posto della propria agenda il problema delle infrastrutture e riattivare da subito i vari tavoli di programmazione e sviluppo socio economico della Città e del territorio.
Merita in questo senso una particolare attenzione l'aeroporto. Secondo il nostro parere ,anche se in questo momento non vogliamo entrare in merito ad aspetti tecnici e logistici, consideriamo l'aeroporto sicuramente un mezzo per competere meglio ma non bisogna fare l'errore di considerarlo un modello di sviluppo e non deve diventare l'alibi del mancato sviluppo dei prossimi 30 anni.
Lo slogan : Viterbo città turistica tutto l’anno puo’ e deve divenire una realtà per un nuovo sviluppo incentrato sulla responsabilità sociale e collettiva dei diversi attori coinvolti nel processo di innovazione e crescita .
5) FORMAZIONE
Ultimo ma non intermini di importanza il tema della formazione inteso come “collante” di queste proposte al fine che lo stesso progetto risulti non la somma di specifici legittimi interessi ma la proposta articolata di un progetto di sviluppo sostenibile ed innovativo per il rilancio della competitiva socio economica del territorio .
Di formazione si parla molto ma troppo spesso in forma esclusivamente “neutra e generica” soprattutto quando si parla di formazione rivolta allo sviluppo economico e come strumento di crescita .
Scuola di Impresa ha contraddistinto negli anni l’attività della Confesercenti svolta dal proprio ente di formazione di riferimento ( Cescot) con lo scopo e l’obiettivo di diffondere prima che una “pratica” una “cultura” di attenzione alla formazione degli imprenditori e degli addetti delle PMI.
Nel quadro di uno sviluppo del territorio articolato nei punti del presente documento la formazione della classe imprenditoriale , degli addetti , l’autoformazione anche delle istituzioni , l’uso efficace ed efficiente delle risorse diventano la cornice di riferimento entro la quale inquadrare i progetti formativi da realizzare.
Non occorrono ulteriori analisi e ricerche sui fabbisogni, occorre operare concretamente per la realizzazione di una progettazione formativa che possa rappresentare le istanze del territorio e degli imprenditori .
Occorre un rinnovato impegno responsabile per avviare la contrattazione territoriale di II livello con i sindacati dei lavoratori al fine di rendere operative le norme previste per la formazione degli apprendisti .
Per quanto riguarda la formazione degli imprenditori occorre quel salto culturale tanto auspicato che possa far comprendere come oggi sia impossibile affrontare il “mercato” improvvisando l’essere imprenditori.
Quindi a fianco della formazione prevista per legge a tutela della sicurezza e salute e della qualità alimentare che dovrebbe divenire meno onerosa burocraticamente e trovare anche spazi di aiuto e sostegno finanziario occorre definire programmi di formazione continua per gli imprenditori che possano essere strumenti di aiuto per il superamento di questo difficile momento di transizione economica .
Quindi occorrono risorse, idee, volontà e responsabilità da parte di tutti per fare della formazione la leva di un nuovo sviluppo