

CIVITA CASTELLANA - “Cambiare i sanitari, spesso vecchi e fatiscenti, in tutti gli immobili pubblici e concedere un incentivo di 300 euro ai privati che volessero sostituire i sanitari nelle loro abitazioni o negli uffici”. Questa la richiesta ribadita dal segretario generale della FILCTEM-CGIL di Viterbo Luigi Annesi per allentare la crisi che flagellando il settore ceramico di Civita Castellana. A suo dire “la più lunga e nera che si sia mai verificata negli ultimi 50 anni”.
La caduta libera della realtà ceramica di Civita Castellana, la più grande del Lazio, riconosciuta come distretto industriale dalla Regione, era iniziata 13 anni fa. All’inizio ha interessato solo il comparto delle stoviglierie, causando la chiusura di 25 aziende e la perdita di 1.8000 posti di lavoro, l’80% dei quali femminili. A metà del 2008 la crisi ha travolto anche il settore dei sanitari, causando la chiusura di altre sei aziende e la perdita di 300 addetti. “Ad innescarla – afferma Annesi – è stato il crollo dell’edilizia a livello mondiale”. E l’emorragia di posti di lavoro non si arresta. “La CivitàPiù (ex Tiffani) - aggiunge - ha comunicato il licenziamento di 35 dipendenti su 50 e non intende utilizzare gli ammortizzatori sociali. Così, delle 55 aziende del distretto industriale, 53 sono in crisi e ben 2.000 dei 2.600 addetti sono in cassa integrazione, mentre altri 500 lavoratori con contratti atipici sono stati licenziati”.
Secondo le stime della Cgil, nel 2009, 3.000 ceramisti hanno perso circa 20 milioni di salario, passando dai 18mila euro di quando lavoravano ai 9mila della cassa integrazione. Da qui la proposta di disporre il ricambio dei sanitari negli immobili pubblici e concedere un incentivo di 300 euro ai privati che cambiassero i sanitari a casa o nei luoghi di lavoro.