

di Stefano Mattei
Si è svolta presso le sale della Camera dei Deputati la conferenza/mobilitazione organizzata dalla “Rete Nazionale contro la Geotermia Elettrica”. L’incontro è stato un passo fondamentale per discutere delle gravi problematiche legate alla geotermia elettrica sul territorio nazionale.
Un incontro organizzato, dunque, da diversi comitati di difesa del territorio, ma che ha visto la presenza diverse personalità, dai deputati Alberto Zolezzi (M5S), Adriano Zaccagnini (GAPP), Serena Pellegrino (SEL), Alessandra Terrosi (PD), fino ad intellettuali del calibro del professor Asor Rosa. Politici, geologi, esperti di salute, sindaci e imprenditori dei luoghi coinvolti hanno cercato di chiarire una situazione di estremo pericolo che coinvolge direttamente anche la Tuscia ed in particolare il Lago di Bolsena e il vicino Monte Amiata. Quest’ultimo caso è stato analizzato in maniera approfondita dai relatori e ha evidenziato ombre davvero inquietanti sull’uso di questa fonte di sfruttamento energetico che porta con se delle implicazioni quasi sconosciute alla maggioranza dei cittadini.
“Il piano del governo in maniera - dichiara la Rete Nazionale NO geotermia- è eccessivamente ambizioso, e sostenuto da faraonici quanto incomprensibili incentivi caricati sulle bollette elettriche e pagati da cittadini e imprese, in un momento di elevata crisi sociale e con consumi in forte discesa che non giustificano l’urgenza dell’avvio di tale piano, a fronte di una capacità complessiva di generazione elettrica elevatissima e largamente superiore alle necessità nazionali e che ha già superato gli obiettivi comunitari sulle FER. La geotermia in alcune zone sicuramente non è quella virtuosa fonte energetica rinnovabile che è stata propagandata per anni e ne è testimonianza il forte disagio dei cittadini del monte Amiata alle prese con livelli di inquinamento e danni alla salute che non sono inferiori alle aree più inquinanti del nostro paese”.
Non è possibile sintetizzare una vicenda così complessa e stratificata come quella del geotermico, ma è necessario sottolineare la gravità dei rischi, rischi per quello che è già accaduto e soprattutto per quello che potrà accadere se molti degli impianti previsti verranno realizzati.
In primo luogo questi impianti spesso sono stati costruiti, o verranno costruiti, nei pressi di zone di grande interesse turistico e naturalistico, come il Lago di Bolsena, il Monte Amiata e tra i vigneti e della Toscana. Oltre ai danni possibili all’agricoltura, al turismo, al commercio e alle tradizioni dovuto allo stravolgimento di queste terre, si parla anche di notevole aumento dei tumori, di terremoti e infine mutamento delle risorse idriche. Un dato esposto come “certo” è infatti, il mutamento delle le risorse idriche dell’Amiata che coinvolgono direttamente anche il Viterbese. Uno scenario dunque, da disastro di proporzione “biblica”, ma che secondo alcuni sembra estremamente realistico.
E’ ovvio che anche se la metà di questi sconfortanti possibilità (o realtà?) emerse dal convegno non dovesse verificarsi, è evidente che “la questione geotermica” deve essere affrontata con maggiore serietà, partecipazione e una più “sana” preoccupazione da parte delle istituzioni che per prime devono farsi garanti della salute e dell’ambiente naturale e storico nel quale vivono i cittadini.