

di Elda Martinelli
VITERBO - Permettetemi ancora, da teatrante e operatrice, due righe o poco più su due diversi modi di condurre e presentare i così detti laboratori integrati, nella nostra città... come altrove, probabilmente. Perché a fine anno scolastico, si sa, non si può fare a meno di saggi di ogni tipo: teatrali, musicali, scolastici, tersicorei. Nel fine settimana sono stati presentati a Viterbo due dei laboratori teatrali integrati più importanti della Città, dopo quelli dai livelli ormai professionistici del gruppo Eta Beta: molto interessanti quanto diversi l’uno dall’altro. Parlo di “Un mandarino per Teo” dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Francesco Orioli” e di “Edipo Re(ietto)” saggio finale delle attività laboratoriali del Dipartimanto di Salute Mentale.
Il tam tam umano, senza manifesti, inviti e spese di affissione, ha fatto il tutto esaurito, venerdì sera, con le oltre quattrocento persone, moltissime anche in piedi, al Teatro San Leonardo, per l’unica replica di “Un mandarino per Teo” dell’Istituto ORIOLI (non poteva essere diversamente, dati i costi dello spazio, appena scontato per l’occasione!).
La serata è stata aperta dal saluto dell’assessore Daniele Sabatini “l’assessore dei giovani”, come lo ha presentato il preside Luigi Valente, il quale ha sottolineato l’impegno dei propri alunni che hanno organizzato la raccolta di libere offerte, all’ingresso, da inviare in Emilia, grazie a contatti con la Protezione Civile e ancora di voler dedicare il “Concerto per l’estate” (che si terrà venerdì prossimo) alla studentessa Melissa Bassi, in attesa di un gemellaggio con la sua scuola di Brindisi, che stanno curando.
Come ogni anno i professori dell’Istituto d’Istruzione Superiore si sono prodigati per la messa in scena dello spettacolo musicale di fine anno, con grande passione ed una buona maestria ormai, con la supervisione del prof. e vicepreside Mauro Iannone, che ne ha curato il libero adattamento e la regia, senza supporto di esperti esterni, scegliendo anche quest’anno uno dei celeberrimi titoli che ha fatto grande il Sistina negli anni ’60: ma c’era quasi sempre la firma di Garinei e Giovannini, una garanzia, come in questo caso.
Una scelta senza pretese intellettualistiche ma efficace, come sempre quando viene dal cuore e dalla diretta esperienza educativa. Una scelta che ha offerto varie e concrete possibilità espressive artistiche a tutti gli attori, anche e soprattutto ai diversamente abili (gran brutta definizione comunque, forse proprio perché definisce… quando invece ciascuno di noi è un meraviglioso “non finito michelangiolesco”!) Una scelta che ha riportato in scena, con tutti i rischi e tutte le variabili necessarie, un testo già presentato nel 2006, con la meravigliosa esperienza di ritrovare, compatti e disponibili, ex alunni-attori ancora fortemente legati alla loro Scuola e totalmente aperti alla collaborazione con i giovani compagni, nel passaggio di testimone di questa indimenticabile esperienza, condivisione nella condivisione, emozione nell’emozione, come ha ricordato Mauro Iannone alla fine dello spettacolo, prima di scatenarsi in un festoso e coinvolgente carosello in sala, con il pubblico ed i suoi amatissimi ragazzi.
Palpabile quanta stima e affetto (forse gratitudine, nella sua accezione migliore) mostrassero gli alunni verso il loro regista, esprimendo ognuno, secondo il suo stile e la sua personalità, la gioia di appartenere a un gruppo: il risultato migliore che ci si possa auspicare da un laboratorio, cioè un’attività che trasversalmente rimodula conoscenze didattiche ma non solo, lancia stimoli di espressione e socializzazione, coinvolge appieno i più timidi e/o in difficoltà, mette in riga le esuberanze perché gioco di squadra, ricco di regole.
Bravi tutti i solisti e tutte le comparse, ben inserite canzoni e coreografie: un fuori classe il protagonista Teo, un istrionico Alessio Petricca, un ex-alunno rientrato con i suoi giovani compagni, convinto “di poter condividere con loro emozioni totalmente nuove e ancora più grandi, anche con lo stesso copione.”
Un successo, una maturità e una modestia raggiunte, un gran risultato educativo, sentirgli dire queste parole. Al buon lavoro corale, dall’esito riuscitissimo, dei ben quaranta attori/cantanti /ballerini (guidati nelle coreografie dalle professoresse Alessandra Croci e Luciana Amorosi) per due ore e mezzo di spettacolo, hanno fatto cornice le scene, con i numerosi cambi a vista condotti da loro stessi ed i costumi, da loro progettati e realizzati (grazie all’impegno dell’indirizzo Moda, dell’IPSIA, sotto la guida delle professoresse Cinzia Pace e Carla Mattioni). Preziosi, questi ultimi, in ogni forma di laboratorio integrato o no, proprio per la valenza del trasformarsi ed esprimersi “in panni altrui” che il FACCIAMO FINTA CHE… del gioco teatrale offre sempre terapeuticamente a tutti. Il tutto a sottolineare che, laddove mancano finanziamenti ma non la dedizione (ragazzi e professori hanno “montato il tutto”, come si dice in gergo, lavorando in ore extracurriculari!!!) i risultati forse non perfetti professionalmente sono però raggiunti sul più profondo significato aggregativo e formativo, anche di recupero, che ogni allestimento teatrale offre.
Delle due repliche en plein air, per l’“Edipo Re(ietto)” di Paolo Manganiello e Chiara Palumbo (saggio delle attività laboratoriali del Dipartimanto di Salute Mentale, coordinato da Emanuela Appolloni) presso il Parco del Bullicame, ne è stata offerta solo una (quella di sabato 9 slitta di una settimana) ed è stata seguita da un interessante numero di spettatori e da un emozionato sindaco Giulio Marini, che si è presentato al pubblico nella veste di “marito”.
Avendo previsto di vedere la replica di sabato, per parlarne dettagliatamente con voi e non essendo nella possibilità di vedere la replica nel prossimo fine settimana, posso dire ben poco oltre a ciò che (di molto personale) ho già espresso… ma voglio ancora una volta sottolineare la riuscita partecipazione di buoni professionisti del nostro territorio alla realizzazione dello spettacolo: parlo dello scenografo e grafico Massimo Risca e della costumista Viviana Ginebri, che ha raggiunto la notorietà collaborando con il Tuscia Opera Festival. Molto curato e professionale, mi è stato detto, il prodotto presentato dai due registi viterbesi.
Nella miriade di saggi di fine anno presentati un po’ ovunque in questi giorni, inventando anche nuovi spazi teatrali (essendo ormai inesistenti in Città quelli deputati) questi sono stati i due impegnativi saggi proposti nel week end.
Gran buone intenzioni formative e/o integrative entrambi. Diverso l’impatto emotivo dei saggi finali.
Non do personali giudizi su quale dei due possa aver donato migliori punti di crescita e condivisione, non avendoli vissuti anche come operatrice, da dentro. Scegliete voi su quale dei due mettere la maiuscola.