

VITERBO – Dal 25 gennaio i rifiuti di Roma, oltre 23mila tonnellate l’anno, circa 65 tonnellate al giorno compresi i festivi, saranno trasportati a Viterbo per essere trasformati in combustibile da rifiuti (Cdr). La notizia, annunciata da tempo dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, è stata ufficializzata ieri sera dal commissario per l'emergenza rifiuti nella Capitale, Goffredo Sottile, che ha individuato i quattro impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb) che dovranno trasformare in combustibile da rifiuti (Cdr) i rifiuti indifferenziati prodotti da Roma, Fiumicino, Ciampino e Stato della Città del Vaticano. Tra questi c’è appunto l’impianto Tmb di Casale Bussi, di proprietà della Ecologia Viterbo Srl, la società che gestisce anche la discarica di Monterazzano, nella quale vengono da anni smaltiti anche i rifiuti della Provincia di Rieti. Gli altri siti indicati da Sottile sono: Albano Laziale (Roma), Colfelice (Frosinone) e Castelforte (Latina).
Stando a quanto assicurato dal ministro Clini ai presidenti delle province che dovranno accogliere i rifiuti di Roma, Fiumicino, Ciampino e del Vaticano, nemmeno un chilogrammo di Cdr resterà nel luogo di produzione, ma verrà bruciato in un termovalorizzatore per produrre energia elettrica. Ma né il decreto ministeriale né il provvedimento del commissario indicano in quale. E qui sta il problema. Il Cdr derivante dai rifiuti di Viterbo e Rieti, infatti, finisce tutto nella discarica di Monterazzano. Se, come in molti temono, anche quello di prodotto dalle 23mila tonnellate annuali di rifiuti di Roma e dintorni dovesse finire lì, l’impianto si esaurirebbe in meno della metà del tempo per il quale era stato realizzato. A questo punto, l’emergenza rifiuti di Roma, che in 5 anni non ha voluto individuare una discarica alternativa a Malagrotta sul proprio territorio, si trasferirebbe a Viterbo, Frosinone e Latina.
''Eravamo e siamo contrari all’arrivo dei rifiuti di Roma – commenta il sindaco Giulio Marini – e faremo tutto ciò che la legge ci permette per impedire che venga attuato. Intanto – aggiunge – mi auguro che il ministro Clini rispetti l’impegno a non far rimanere nemmeno la minima quantità di Cdr a Viterbo. Ribadisco – conclude – non vogliamo diventare la discarica di Roma''.
Mentre il sindaco Marini, così come il presidente della Provincia Marcello Meroi, minacciano le barricate contro la monnezza capitolina, la società Ecologia Viterbo, presieduta dall'ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi (Psi) tra il 1983 e il 1984, si sfrega le mani. Trattare e, forse, smaltire in discarica, 23mila tonnellate di rifiuti l’anno in più è un affare di non poco conto. Roba da far venire l’acquolina alla bocca a molti.