

Siit, atto secondo. L’azienda dei Servizi idrici integrati della Tuscia concede il bis e, dopo Talete (la società per la gestione dell’acqua pubblica), avrebbe inviato un decreto ingiuntivo anche al Comune di Viterbo che ora rischierebbe davvero il colpo di grazia alla proprie casse, già prosciugate. Soldi dovuti da Palazzo dei Priori, a quanto si apprende, per la gestione della Robur, la società municipalizzata del Comune per la rete idrica, ora confluita in Talete. Non si conosce ancora l’ammontare della cifra richiesta dal decreto ingiuntivo ma, considerando la mole del servizio e visto il precedente con Talete, la somma che il Comune dovrebbe sborsare si aggirerebbe a non meno qualche centinaia di migliaia di euro. Ciò si avvicinerebbe molto ad una sorta di bancarotta del Comune di Viterbo, dove la situazione economica e finanziaria è già così precaria.
Il decreto ingiuntivo inviato a Palazzo dei Priori poi, a differenza di quello inviato a Talete, sarebbe immediatamente esecutivo, ovvero con la possibilità teorica e pratica di poter richiedere i pignoramenti nel caso di insolvenza da parte del Comune. Una situazione difficile, per certi versi drammatica, con sbocchi imprevedibili. Una situazione che potrebbe affondare Talete e, ancora peggio, il Comune capoluogo. Ma soprattutto una situazione che potrebbe tarpare le ali ai tentativi di gestione e ripresa economica locale, con buona pace di tutti. “Il mestiere della politica è nobile” – è questa la frase che si sente ripetere da destra e da sinistra. Ma quando la politica non fa il proprio mestiere, non ci si stupisca dei risultati.