

VITERBO – Che fine ha fatto Milena Grimaldi, la compagna di Valerio Quarneti, l’uomo di 68 anni ucciso con un colpo i pistola alla tempia e gettato del lago di Paola, vicino a Sabaudia, in provincia di Latina? Perché l’uomo, dopo essersi trasferito da Viterbo, dove ha ancora la residenza ufficiale, come la stessa donna, ha raccontato ad alcuni abitanti della cittadina pontina che la compagna, Milena Grimaldi, di 63 anni, era morta, circostanza quest’ultima, che non risulta in alcun atto ufficiale? Che fine ha fatto la sua auto, una vecchia Fiat Panda Bianca? E la pistola di piccolo calibro che possedeva e che aveva regolarmente denunciato? Sono questi gli interrogativi cui stanno tentando di dare risposta gli investigatori che si occupano di quello che appare sempre più come un efferato omicidio.
La compagna di Quarneti è stata vista Viterbo per l’ultima volta alcuni mesi fa, forse tra il settembre e l’ottobre 2011. A scambiarci qualche parola con lei sono stati alcun clochard che ancora oggi occupano la casa cantoniera sulla Cassia Sud, alle porte di Viterbo, dalla quale la donna era stata sfrattata per morosità. “Era una specie di cartomante e astrologa – raccontano -, ha lasciato una stanza piena di libri e alcuni documenti. Lui, invece, lo abbiamo intravisto solo qualche volta”
Tra i documenti lasciati nella casa cantoniera ci sono anche la lettera con cui la Regione Lazio, nel marzo del 2004, le intimava di lasciare l’immobile, di cui era l’affittuaria, e la missiva con la quale il suo legale, l’avvocato Vincenzo Mutolo di Roma, si opponeva al provvedimento perché “non debitamente motivato”.
“Mi sono occupato solo sporadicamente del caso della signora Grimaldi nel 2004 – ricorda l’avvocato Mutolo -, mi fu presentata da un mio collaboratore. Da allora non l’ho vista né sentita. Non mi fece sapere nemmeno che esito ebbe l’opposizione allo sfratto”.
La donna, ricercata in tutta Italia è scomparsa nel nulla. Introvabili anche la sua utilitaria, una Fiat Panda bianca e la pistola di piccolo calibro regolarmente denunciata.
Per sciogliere i residui dubbi sull’identità del cadavere riaffiorato dal lago di Paola, i carabinieri stanno aspettando i risultati sul dna. 'Le certezze - spiega il colonnello Giovanni De Chiara, comandante provinciale di Latina - arriveranno solo con i risultati dell'esame del dna. Solo allora si potrà chiarire con certezza l'identità dell'uomo e ricostruire la sua vita'. Intanto, si cerca ancora, nel lago di Sabaudia e sulle sponde, l'arma che ha ucciso il 68enne. L'uomo aveva, allacciate al collo e al torace, due cinture con piombi utilizzate dai sub per le immersioni.