

VITERBO – Se la lotta biologica con il torymus sinensis sarà efficace, ci vorranno tra gli otto e i dieci anni per ridurre l’infestazione da cinipide in limiti accettabili. Per riportare la produzione di castagne, sia dal punto di vista della quantità che della qualità, ai livelli precedenti al 2006, anno in cui si è manifestata l’invasione della vespa cinese in grado di uccidere le piante più giovani e di danneggiare gravemente le più vecchie, potrebbero occorrere tre lustri. Ammesso che sia possibile tornare all’epoca pre-cinipide.
Per quanto riguarda l’efficacia del torymus sono stati diffusi dati che dimostrano come in Giappone, tra il 1992 e il 2002, sia stata ottenuta una riduzione di circa il 70% dell’infestazione. Mentre in Piemonte, dal 2006 al 2009, il calo è stato del 23%.
Queste, in sintesi, le conclusioni degli esperti che oggi hanno partecipato al summit promosso dall’assessore all’Agricoltura della Provincia di Viterbo Franco Simeone per fare il punto sulla situazione dell’infestazione, sulle azioni intraprese per combatterla e pianificare eventuali interventi futuri. All’incontro, oltre allo stesso Simeone, hanno partecipato il professor Bruno Paparatti, del Dipartimento di protezione delle piante dell’università della Tuscia, Alessandra Bianchi, direttore del Servizio fitosanitario regionale del Lazio, i sindaci dei comuni interessati, Angelo Cappelli, presidente della Comunità montana dei Cimini, i rappresentanti delle associazioni dei produttori e i responsabili delle organizzazioni agricole: Coldiretti, Cia e Confagricoltura.
Il quadro che né è scaturito è tutt’altro che confortante. I produttori di castagne hanno parlato senza mezzi termini di disastro economico ed ambientale, in quanto, sui Cimini, non esiste più una sola pianta di castagno, ceduo o da frutto, che non sia stata colpita dal cinipide. E gli effetti sulla qualità e sulla quantità del prodotto, il prossimo ottobre, potrebbero risultare devastanti. Altra nota dolente: l’assoluta inefficacia dei fitofarmaci e dei pesticidi contro la vespa cinese. “Anzi – ha precisato Paparatti -, il rischio è che l’uso fuorilegge di sostanze chimiche uccida il torymus, l’antagonista più efficace contro il cinipide, e altri insetti in grado di contrastare quest’ultimo”.
Il docente ha poi spiegato che il lancio delle prime 430 coppie di torymus, eseguito il 12 maggio scorso sui Cimini, potrebbe essere vanificato proprio dall’uso di pesticidi. “Abbiamo dovuto eseguire i lanci – ha spiegato – nei boschi cedui, proprio perché sappiamo che nei castagneti domestici vengono usate abusivamente e irresponsabilmente sostanze chimiche pericolose ancorché inutili”.
I sindaci di Canepina e di Vallerano, rispettivamente Maurizio Palozzi e Mauro Giovannini, seguiti dai rappresentanti dei produttori, hanno chiesto che la Regione Lazio e lo Stato sostengano anche dal punto di vista economico gli agricoltori che vedono di anno in anno assottigliarsi il loro reddito a causa del cinipide.
In conclusione, l’assessore Simeone ha formalizzato la costituzione di un gruppo tecnico, composto al massimo da dieci persone, che avrà il compito di seguire l’andamento della lotta biologica e di pianificare altri eventuali interventi a difesa della castanicoltura locale. “Anche se – ha spiegato – né la Provincia, né la Regione Lazio e, tanto meno, lo Stato, abbiano grandi fondi a disposizione”. Il gruppo sarà convocato entro i prossimi 15 giorni.