ANNO 18 n° 204
Dodici anni dalla morte di Attilio Manca
Oggi a Barcellona Pozzo di Gotto un incontro dedicato al giovane urologo
11/02/2016 - 11:15

VITERBO -  ''Giorno 10 febbraio 2004: dalle ore 21 avrebbe avuto inizio il calvario di Attilio in mano ai suoi carnefici. Chissà se riusciremo a sapere mai cosa è successo nelle ultime 26 ore di vita di Attilio, con chi è stato, dove è stato, cosa mi voleva dire nella telefonata dove mi chiedeva di fare aggiustare la moto (perfettamente funzionante)''. Così la signora Angela Manca, la mamma dell’urologo siciliano trovato morto a Viterbo, scrive oggi (ieri per i lettori, ndr) sulla sua pagina Facebook.

 

Sono passati 12 lunghi anni da quel giorno ma sulla morte del 35enne di Barcellona Pozzo di Gotto aleggia ancora il mistero. E proprio a Barcellona, oggi pomeriggio, nel giorno del dodicesimo anniversario del ritrovamento del cadavere del medico nel suo appartamento in via santa Maria della Grotticella, a Viterbo, si svolgerà un incontro dibattito, moderato dal giornalista Lorenzo Baldo di Antimafiaduemila dal titolo ''… E se Attilio fosse tuo fratello?''. Interverranno don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente Nazionale Libera, i legali dei Manca Fabio Repici e Antonio Ingroia, il sindaco di Messina Renato Accorinti, la docente universitaria Maria Teresa Collica, Nuccio Anselmo, giornalista della Gazzetta del Sud e l’attrice Annalisa Insardà, che leggerà alcuni brani tratti dai libri scritti sulla vicenda di Attilio Manca.

 

Dodici anni da quella mattina dell’11 febbraio 2004 quando il giovane urologo barcellonese in servizio all’ospedale di Belcolle è stato trovato morto nella sua abitazione in via Santa Maria della Grotticella, a Viterbo. Un delitto di mafia per la famiglia Manca, un’overdose di eroina per gli inquirenti. E il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti e l’aggiunto Renzo Petroselli lo hanno ribadito anche di fronte alla Commissione Parlamentare Antimafia durante il prosieguo dell’audizione iniziata lo scorso anno. Durante le indagini, hanno riferito in sintesi i magistrati, non è emerso alcun indizio, anche labile, che si potesse trattare di un omicidio. Tanto meno sono emersi possibili collegamenti con la mafia e con il boss Bernardo Provenzano. Manca, quindi, è morto per droga mista a farmaci e alcol, tanto che è stata individuata anche la pusher che ha fornito la droga al medico e che è l’unica ancora sotto processo: la 50enne romana Monica Mileti. Un processo con una sola imputazione: spaccio di stupefacenti. L’altro reato, quello ben più grave di omicidio a seguito di cessione di droga, è stato dichiarato prescritto già in sede di rinvio a giudizio.

 

Ma i familiari di Attilio alla morte per overdose non hanno mai creduto. ''Si sono accontentati di far passare mio figlio come un drogato e sono restati sordi alle nostre richieste'' ha sempre sostenuto la signora Angela. Richieste come quelle di indagare su un delitto di mafia e su Bernardo Provenzano. Antonio Ingroia, ex sostituto procuratore di Palermo e ora avvocato della famiglia Manca, ha parlato di ''prove manomesse e falsificate'', in relazione a un verbale redatto dall’allora capo della squadra mobile di Viterbo Salvatore Gava. Affermazioni per cui lo stesso Ingroia è stato iscritto nel registro degli indagati per calunnia ed ora è in attesa dell’udienza preliminare. Nel documento in questione, scoperto dalla trasmissione ''Chi l’ha visto?'', si legge che Manca era di turno all’ospedale Belcolle nei giorni dell’operazione di Provenzano alla prostata in Francia nel periodo che va dal 22 ottobre al 4 novembre 2003. Ma dai fogli di presenza dell’ospedale di Belcolle risulterebbe che il medico non era a lavoro né il 25, né il 26 ottobre e che il 30 aveva staccato prima del solito. Un’informativa quindi che, a detta di Ingroia, non corrisponderebbe al vero dal momento che Manca non era continuativamente in servizio nei giorni del ricovero del boss.

 

Di recente, poi, è spuntato un altro retroscena: l’urologo barcellonese sarebbe stato ucciso da un ufficiale dei servizi segreti. È la Gazzetta del Sud a riportare un verbale inedito in cui il boss pentito Carmelo D’Amico sostiene che Manca è stato ucciso da un ufficiale dei servizi per aver operato Provenzano durante la sua latitanza. Quindi, secondo D’Amico, Manca sarebbe stato prelevato da Viterbo e condotto a Marsiglia per l’intervento alla prostata del boss. Poi, una volta ricondotto a casa, il medico è stato assassinato, inscenandone però il suicidio, per cancellare ogni traccia e far fuori il testimone scomodo. E la scelta di Manca, come medico per curare Provenzano, stando ancora a D’Amico, sarebbe stata presa su intermediazione del barcellonese Saro Cattafi, considerato dagli inquirenti collegato con massoneria e servizi segreti.

 

Queste dichiarazioni, ammesso che siano riscontrate, aprono quindi un nuovo scenario sulla morte di Manca. Un ulteriore elemento per la Procura nazionale antimafia cui, lo scorso anno, Ingroia e Repici, avevano presentato un esposto per fare luce su aspetti finora rimasti esclusi dalle indagini della magistratura viterbese. Oltre che, in sostanza, confermare quanto sostenuto da anni dalla famiglia del medico: ''L’ omicidio di mio figlio si poteva risolvere subito e invece è stato affossato dalle istituzioni. Ma ora non è più come prima, qualcosa da oggi è cambiato''. Così, si legge su antimafiaduemila, la signora Angela aveva commentato la notizia.




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