ANNO 27 n° 266
Donne viterbesi in piazza: meno riti e più coraggio. Se non ora quando?

di Arsenico Lupin

VITERBO – Su certe cose non ci sarebbe nulla da ridere, d’accordo. Meglio mantenere un profilo basso che rendersi ridicoli, d’accordo. Mettiamoci pure che i mezzi erano quelli che erano e alla fine meglio una testimonianza di bandiera che niente, d’accordo.

Ma nonostante tutto ciò Arsenico,  nella manifestazione viterbese di piazza degli Almadiani “Se non ora quando”, ha respirato un’atmosfera retrò, di déjà vu, troppo datata.

L’affluenza non era stata poi tanto male. Cinquecento persone è un’adesione ragguardevole per una città saldamente al centrodestra e, come si dice, non propriamente “espansiva”, chiusa com’è dentro le sue mura.

Ma quello che la gente ha trovato è stata una grande incompiuta. Probabilmente la paura di fare flop ha relegato la manifestazione in un imbuto delimitato da un’ex chiesa e un palazzo, dove non era stato predisposto neanche un palchetto, e, con tutto il rispetto, con i consueti “riti” di parole e musiche.

Insomma, per dirla tutta, contrariamente a quanto avvenuto su altre piazze d'Italia, l’atmosfera che si respirava era piuttosto triste, fatta salva la presenza di alcuni cani che esibivano cartelli e che sono stati senza dubbio i segnali più visibili della voglia di esserci e della festa.

Sì, della festa. Quale migliore occasione poteva esserci per dare questi connotati a quello che doveva essere un appuntamento che notificava il risveglio delle coscienze di donne e uomini? Signore e signori, vi siete per caso accorti che l’età media della piazza era di cinquant’anni e passa?  A tratti sembrava più un revival degli anni della militanza austera, ma con molte rughe in più.

Non pensate che forse per arrivare al cuore dei giovani ci vorrebbero manifestazioni diverse, parole diverse, colori diversi, finanche musiche diverse?

Quello che c’è stato ieri a piazza degli Almadiani va bene, ma probabilmente serviva più coraggio, nuovi schemi, perfino più allegria e più sana leggerezza. Per non ritrovarsi la prossima volta con le solite facce, ancora più invecchiate. 

Coraggio donne viterbesi, non guardatevi indietro,  credeteci di più, metteteci più entusiasmo, più allegria, più fantasia.  La libertà non è uno spazio libero, d’accordo, ma la partecipazione ha bisogno di spazi, non di “nascondigli”. E poi c’è un mondo giovanile sano che non aspetta altro che essere coinvolto: rendetelo protagonista. Se non ora quando?

p. s. E non lasciate a casa i cani!




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