ANNO 27 n° 260
E' passato un anno dal terribile naufragio
Sulla nave viaggiavano due viterbesi, un terzo era sceso poco prima della tragedia
13/01/2013 - 04:00

VITERBO – Era la notte del 13 gennaio 2012 quando la nave Costa Concordia, che stava effettuando una crociera nel Mediterraneo, con partenza da Civitavecchia e destinazione Savona,  ha urtato alle 21,42 uno degli scogli de Le Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell'Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo e causando un naufragio che ha messo in pericolo la vita di oltre 4mila persone, fra personale di bordo e passeggeri, e causato la morte di 30 di loro, a cui si aggiungono due dispersi e numerosi feriti.

Su quella nave c’erano anche due donne viterbesi: una faceva parte dello staff della Costa Crociere, l’altra era riuscita finalmente a fare quella vacanza che da tanto pianificava.

Barbara Melandri, 25enne di Fabrica di Roma, sulla Concordia faceva l’animatrice e si occupava dei tanti bambini che viaggiavano a bordo della nave. ''Sono stati attimi di paura ma fortunatamente sono tornata a casa'' ha scritto il giorno dopo la tragedia sulla sua pagina Facebook non appena ritornata dalla sua famiglia. ''La nave ha iniziato subito ad inclinarsi ed è stato il panico – ha raccontato -. Gli oggetti cadevano dagli scaffali e le persone urlavano, ma sono riuscita a mettermi in salvo. Il trauma e lo spavento sono stati enormi – ha confidato agli amici – non si può neanche descrivere lo stato d’animo con cui sono tornata a casa, ma ora sto bene, piano piano mi sto riprendendo, anche se non è per niente facile”.

Fra i passeggeri, invece, c’era Francesca Tardani, una parrucchiera di 34 anni di Civitella D’Agliano. Francesca si trovava al ristorante quando lo scafo ha colpito l’ormai famoso scoglio: “Ero a tavola con le mie amiche quando abbiamo udito un forte rumore e abbiamo sentito vibrare pesantemente la nave – ha ricordato la giovane –, che poi ha bruscamente girato su un lato, come un testacoda: lì è scattato il panico, sono iniziate le prime urla e le persone hanno cominciato ad alzarsi e scappare”. “Appena arrivati in camera c’è stato il black out – ha aggiunto – e di lì a poco ci siamo accorte che la nave si stava inclinando su un lato, ma dalla voce del comandante è arrivata la rassicurazione che si trattava solo di un problema elettrico. Più tardi, invece, è arrivato il terribile annuncio dell’abbandono nave. A fatica ci siamo dirette verso le scialuppe, tra scene di delirio, grida, freddo e buio: siamo state fra le prime a salire sulle imbarcazioni di salvataggio e poco dopo abbiamo finalmente raggiunto la terra ferma, dove l’accoglienza degli isolani è stata fantastica, mentre sulla Concordia il dramma si stava trasformando in tragedia, con persone che si gettavano in mare dalla disperazione. E’stato terribile”.

La fortuna e il fato, invece, hanno messo il loro zampino per Cristiano Pace, viterbese di 29 anni che sulla Concordia lavorava come teen animator (animatore per bambini), insieme a Barbara, e che la mattina successiva al disastro (14 gennaio) sarebbe dovuto scendere a Savona ma, vista la vicinanza con Viterbo, aveva chiesto un permesso per sbarcare a Civitavecchia. “Non mi dimenticherò mai quel sabato, il terribile risveglio con i telegiornali che mostravano le immagini in diretta dal Giglio: mi sono sentito un miracolato” questo il suo ricordo.

Miracolo che per molti altri, invece, non c’è stato.

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