

di Domenico Savino
VITERBO – Tre è il numero perfetto per la Viterbese. Nella domenica cha ha consacrato il nuovo spirito del gruppo gialloblu, il numero che è ritenuto il simbolo della perfezione è ritornato diverse volte rendendo il successo sull’Orvietana particolarmente ricco di significati.
Terza vittoria consecutiva per la Viterbese e in tutti i casi si è vinto per 1-0 lasciando la propria porta inviolata (bravo Scarsella a togliere le castagne dal fuoco quando la palla scotta). Non succedeva dal 2009 di inanellare una serie così positiva. Tre sono i punti che separano la Viterbese dal terzo posto (occupato dallo Spoleto).
Numerologia a parte (ci si affida anche a quella per commentare) ciò che conta di più è il rinnovato spirito di gruppo che accompagna la Viterbese: in questa categoria il fioretto va lasciato in attesa che arrivino tempi migliori; si gioca con tanta rabbia agonistica e si corre tanto. Bene che Conticchio e i suoi, adeguatamente coadiuvati dall’arrivo del ds Manfra, lo abbiano capito e bene che la società sia intervenuta sul mercato con oculatezza e seguendo le direttive del tecnico.
Inoltre si è operata una scelta inusuale nel calcio: quella di “esonerare” i calciatori e non gli allenatori. E’ ovvio che tali strategie devono essere certificate dal verdetto del campo, ma l’azzardo del club è stato premiato.
Dopo aver toccato il fondo della classifica (e in un campionato del genere che sta trovando solo ora un padrone, il Pontedera) era necessario invertire la tendenza, anche perché di peggio non si poteva fare. E anche i singoli hanno capito che dovevano dare di più: solo così si spiega il rendimento elevato di Cristiano e soci che punti nell’orgoglio hanno reagito.
Capitolo a parte lo merita il gioco: latita e forse troppo perché la Viterbese non chiude le gare e si espone al rischio e alla sofferenza. Tuttavia si potrà parlare di questo solo quando Conticchio avrà il gruppo al completo e potrà lavorare in pienezza d’organico: le manchevolezze viste contro l’Orvietana sono spiegabili come difetti di costruzione.
Per questo anche il Pontedera non fa paura, perché chi non ha nulla da perdere è proprio la Viterbese. Che aspetta il puntero Vegnaduzzo: servono i suoi gol. Poi c’è la coppa Italia da onorare e che potrebbe schiudere orizzonti interessanti in ottica play off. Insomma fino a Natale ci sono ancora quattro gare da giocare e sfruttando l’andamento lento delle altre tutto può succedere.