

Edipo Re da Sofocle a Pasolini di Ulderico Pesce con la collaborazione di Maria Letizia Gorga con Maria Letizia Gorga, Maximilian Nisi, Ulderico Pesce
rielaborazioni e direzione musicale a cura di Stefano de Meo e Pasquale Laino
tastiere Stefano de Meo fiati Pasquale Laino
regia Ulderico Pesce con la consulenza artistica di Anatolij Vasil’ev Musiche tradizionali dei popoli Arberesh stanziatisi in Basilicata e Calabria, canti Grecanici del salento e della tradizione pastorale lucana
L’incontro fra Ulderico Pesce, Maria Letizia Gorga e Anatolij Vasil’ev avviene venti anni fa, durante la realizzazione del Ciascuno a suo modo di Pirandello, un progetto svoltosi fra Mosca e Roma dal 1990 al ‘93, prodotto dal Teatro di Roma e dall’Accademia d’Arte Drammatica di Mosca. Ai due ex allievi del maestro si unisce la preziosa presenza di Maximilian Nisi, qui nel ruolo di Edipo, attore di formazione strehleriana e ronconiana diretto, tra gli altri, da registi internazionali quali Terzopoulos, Savary, Brandauer. Anatoly Vassiliev, fautore di un rigoroso metodo di lavoro sull’attore, basa il suo processo di creazione partendo da improvvisazioni a cui prendono parte tutti gli attori, senza ruoli prestabiliti, fino ad arrivare alla totale acquisizione del testo e ad una messinscena che è sempre una formula aperta, dove vengono previste zone di pura improvvisazione e interazione con il pubblico.
Per la prima volta in Italia, durante la realizzazione del Ciascuno a suo modo, decise di aprire al pubblico le varie fasi di lavoro dello spettacolo e da allora gli Etiud prevedono una fase performativa pubblica . Ulderico Pesce, seguendo le innovative idee estetiche del suo maestro, mette in scena questo EDIPO RE partendo dal testo di Sofocle sino ad inserire brani tratti dalla sceneggiatura dell’Edipo Re di Pasolini. L’Edipo di Sofocle comincia con la pestilenza che affligge la città. Laio, il re giusto, è morto da tempo, sembra che la memoria di questo re sia in parte svanita ed è solo il ritorno di Creonte da Delfi, mandato proprio da Edipo dall’oracolo per sapere cosa fare per stroncare i mali che hanno invaso Tebe, che riporta l’attenzione su Laio, il re giusto, con la battuta: “Per sconfiggere la morte che sconvolge Tebe si deve trovare l’assassino di Laio.” Nella messa in scena curata da Ulderico Pesce, viceversa, si inizia dal funerale del re Laio. E’dalla morte di Laio che inizia il male, dalla sua uccisione avvenuta proprio per mano di Edipo.
Con la morte del re Laio viene sconvolto un ordine cosmico dove l’armonia tra uomo, natura e spiritualità era totale, è questo sconvolgimento, provocato inconsapevolmente da Edipo, che porta la tragedia. La bara del re Laio starà sempre in scena e diventerà il letto dove Giocasta si accoppierà con Edipo, senza sapere che è proprio lei che lo ha generato, la stessa bara rappresenterà il luogo dove il pastore rivelerà ad Edipo la sua vera identità e quindi il suo passato. La bara diventa il simbolo di un passato e di un’identità del quale l’uomo moderno non può fare a meno. Più Edipo dirà di voler vivere nel presente dimenticando il passato e più si avvicinerà tragicamente ad esso.