ANNO 27 n° 260
Edoardo Stoppacciaro nel gotha dei doppiatori di cinema e tv
Intervista al giovane talento viterbese, (FOTO)
21/07/2011 - 17:56

di Flavia Ludovisi

Nome: Edoardo.

Cognome: Stoppacciaro.

Luogo e data di nascita:  Montefiascone, 6 luglio 1983.

Professione: Doppiatore.

Non è facile emergere, e soprattutto non è facile che i sogni diventino realtà, ma c'è chi ce l'ha fatta.

Edoardo Stoppacciaro, ventottenne viterbese, è uno di questi.

Partiamo dall'inizio, com'è nata la passione per il doppiaggio?

''Le voci mi hanno sempre appassionato, già da piccolo, guardando i cartoni animati e i film, aspettavo i titoli di coda per vedere i doppiatori; conoscevo tutti i loro nomi. Ho iniziato a recitare frequentando un corso di teatro a Viterbo con una compagnia di bambini, poi, negli anni, ho lavorato con colleghi più grandi. Questi ultimi mi avevano un po' scoraggiato sul mondo del doppiaggio, lo consideravano un lavoro di serie B, da impiegati, dove era difficile entrarne a far parte senza conoscenze''.

''Finito il liceo classico - continua Edoardo - è stata mia madre a trovare un annuncio per l'Accademia d’Arte 'Tuttiinscena' di Pino e Claudio Insegno a Roma. Mi ero iscritto a Giurisprudenza e credevo, allora,  che la mia passione rimanesse solo un hobby, ma non è andata così. L'ambiente della famosa scuola di doppiaggio era ricco di stimoli e soprattutto di insegnanti eccellenti, del calibro di Massimo Giuliani. Quando Giuliani, che è anche direttore della sua società Time Out, dopo la lezione, mi chiese il numero per alcuni turni quasi svenni. Il mio primo ruolo fu nella serie televisiva Don Matteo 4, facevo il 'brusio di fondò''.

''Ho continuato per un anno sotto la sua direzione, poi mi sono fatto coraggio e ho bussato a varie porte. I primi lavori erano essenzialmente serie tv e cartoni animati. Il cinema, quello vero, è arrivato dopo''.

Tra i tanti film, quali le hanno dato più soddisfazioni?

''Tim Burton è da sempre il mio regista preferito ed essere scelto personalmente da lui per doppiare, in 'Alice in Wonderland', i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco mi ha emozionato. Tuttavia, il ruolo che mi ha dato di più è stato doppiare Ben Whishaw, un attore che stimo moltissimo, in 'Bright Star': il film è dedicato a John Keats e facevo la voce del protagonista maschile''.

Nella sua giovane ma già florida carriera ha prestato la voce a numerosi personaggi di film d'animazione. Quale di questi le è rimasto nel cuore?

''Senza dubbio 'Ratatuille'. Nei cartoni animati conta essere il più aderente possibile alla voce originale. Non lasciano molto margine all'interpretazione personale, cosa che invece accade più spesso nelle serie televisive''.

A proposito di serie tv, quanto ci si immedesima in un personaggio?

''In generale l’immedesimazione in un personaggio varia molto da doppiatore a doppiatore. Certo è che il risultato è diverso. Soprattutto nelle serie, pian piano quel personaggio ti assorbe, alcune di queste durano molte stagioni e diventa inevitabile.

La tempistica è fondamentale, ma quella dipende da quanto il committente è disposto a spendere per il doppiaggio. Per esempio, una serie che doppio da un po’ e che dovrebbe avere seguito a settembre è Grey’s Anatomy: ha una tempistica perfetta, registriamo una puntata a settimana, i personaggi sono tantissimi, doppiati tra l’altro da doppiatori di prima grandezza, e questo significa incastrare bene tutti i turni''.

Le è mai capitato di dover dare la voce a un personaggio che non le piacesse?

''Purtroppo capita, ed è in quei casi che da “gioco” diventa un “mestiere” vero e proprio. Ho lavorato, per esempio, in una serie, tra l’altro girata molto bene, in cui però tutti i personaggi erano, a mio parere, di un’antipatia estrema, soprattutto il mio personaggio.

Può accadere poi che ti distribuiscano ruoli in cui proprio non riesci ad immedesimarti. In “Alice in Wonderland” sono stato fortunato, perché la voce originale dei gemelli era molto simile alla mia e quindi mi sono trovato a mio agio. Una volta, invece, ho dovuto dare la voce ad un ragazzo diciottenne e ho faticato, la mia voce si presta meglio ad una fascia d’età che va dai trenta ai quarant’anni''.

Ci sono degli esercizi preparatori per la voce?

''Generalmente il doppiatore gode di un’impostazione naturale, si tratta solo di imparare a saper usare la voce. In questo lavoro si tende a parlare e a respirare di diaframma, anche se in certe scene, come quelle dei film horror o di guerra, è necessario uno sforzo di gola non indifferente. Grossi esercizi non ci sono, a parte qualche tecnica per la pulizia, la velocità e lo scioglimento''.

Perché si tende spesso a sottovalutare il lavoro del doppiatore?

''E’ opinione abbastanza comune, purtroppo, sostenere che i film in lingua originale con i sottotitoli rendano meglio, siano più belli. Questo principio allora dovrebbe valere per tutto, anche per i libri: ma quanti sono in grado di apprezzare un Tolstoj in lingua originale?

E’ assurdo paragonare lo stesso film in versione doppiata e in versione originale. A parte che la maggior parte delle volte i sottotitoli non sono fedeli alle battute, sono un riassunto, e poi è completamente diverso il lavoro che c’è dietro: l’attore ha almeno un anno per prepararsi a quel film, per entrare nel personaggio. Il doppiatore invece arriva in sala, ascolta i dettagli principali e in pochissimo tempo deve capire tutto di quel ruolo. Il buon doppiaggio, quello fatto bene, pulito, è così''.

Progetti futuri?

''Sicuramente serie televisive, che rappresentano poi il mio reddito maggiore; per quanto riguarda il cinema, invece, ho visionato un trailer molto interessante, ma per il momento non c’è nulla di ufficiale''.

E' riuscito a trasformare la sua passione in un mestiere che le dà continue soddisfazioni, quali sacrifici ha dovuto fare per giungere a questo risultato?

''L’unico rammarico è di aver trascurato l’università. Gli impegni sono tanti, è un lavoro stancante che non mi permette più di portare avanti contemporaneamente le due cose. Oltre al doppiaggio cerco di dedicarmi il più possibile anche al teatro, altra passione mai dimenticata.

Non mi lamento, sia chiaro. Certo, in una giornata in cui ho quattro turni mi sposto da una parte all’altra di Roma, ma la soddisfazione di essere, nell’arco della stessa giornata, la mattina un medico in corsia, a pranzo un serial killer, il pomeriggio un mostro rosso e la sera un cavaliere templare è impagabile''.

Da ora in poi sarà dunque bene prestare molta attenzione alle voci dei film, una di quelle potrebbe essere quella Edoardo. O magari del vostro vicino di casa.




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