

VITERBO – Esistono altre società riconducibili ai fratelli Augusto e Alberto Corso di Canepina, o ai Nucera, residente a Graffignano? Era solo attraverso la Ortofrutticola Cimina, la Ortfruit International, la Cimina immobiliare, o la Vitercalabra autotrasporti e la Nucera Trasporti, tutte con sede nella Tuscia, che la cosca della 'ndrangheta di Gallicianò, alla quale Alberto Corso, secondo l'accusa, sarebbe affiliato, che veniva''lavato'' il denaro sporco proveniente dalla Calabria prima di ritornare ''pulito'' sull'Aspromonte? Esiste un ''tesoretto'' della 'ndrangheta, costituito dalle somme di denaro riciclato dai Corso e dai Nucera e investito in attività o in immobili? Ci sono altri personaggi, magari all'oscuro della provenienza del denaro che hanno fatto affari con i Corso o con Nucera, contribuendo inconsapevolmente ad alimentare il cospicuo e costante flusso di denaro riciclato tra il Viterbese e la Calabria? Sarebbero questi i filoni in cui si stanno dipanando le indagini coordinante dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che nei giorni scorsi, sono sfociate in 22 arresti, 6 dei quali eseguiti dai carabinieri in provincia di Viterbo.
Secondo quanto è emerso finora dalle indagini, la 'ndrangheta avrebbe ''investito'' nella Tuscia circa 600mila euro. Una cifra considerevole ma insufficiente a giustificare le forti e improvvise somme di denaro nella disponibilità dei Corso e dei Nucera. Lo stesso tenore di vita degli uni e degli altri farebbe supporre l'esistenza di un giro più vasto.
Negli atti da cui sono scaturiti le 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere non sono indicati altri nomi di persone residenti nel Viterbese. Ma, secondo quanto si è appreso, gli investigatori avrebbero individuato vari rivoli che potrebbero svelare altre collusioni, altre situazioni da approfondire, altre episodi su cui fare luce.
Ieri mattina, i fratelli Corso, Domenico, Giuseppe, Raffaele e Filippo Nucera, tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio a vario titolo, sono stati sottoposti all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Viterbo dal giudice per le indagini preliminari Salvatori Fanti. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.