

Da una parte i “difensori della vita” dall’altra i “fautori della libertà di scegliere”. Al centro la triste storia di una ragazza che, in seguito a un incidente stradale, ha vissuto per 17 anni in stato vegetativo, fino alla morte sopraggiunta per interruzione della nutrizione artificiale. La storia di un padre che ha lottato, come dice Beppino Englaro, “con immenso dolore, affinché venisse rispettata mia figlia e la libertà di scegliere il rifiuto dell’accanimento terapeutico”.
La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata appunto un inutile accanimento terapeutico, ha scatenato in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita.
Dopo un lungo iter giudiziario, l'istanza è stata accolta dalla magistratura per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, e in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze. Il caso Englaro, alimentato anche da notizie soggettive e divergenti riguardo alle sue reali condizioni fisiche, ha portato alla luce alcune gravi lacune del sistema giuridico italiano, anche per quanto riguarda vicende bioetiche analoghe, riaprendo il dibattito su una eventuale legge che prenda in considerazione forme di testamento biologico.
“Una legge – ha scandito a chiare lettere Beppino Englaro dal salotto di Caffeina - che deve rispettare strettamente i principi della nostra carta costituzionale. Una norma concepita lontano dal triste spettacolo che la politica italiana ha dato a tale proposito. Non ha senso che la politica italiana si divida in due schieramenti ideologici contrapposti: da una parte i difensori della vita, dall’altra quelli della libertà di scelta sulla propria vita. Piuttosto serve una legge che difenda la vita e la libertà al tempo stesso. Una legge serie, lontana dall’infido terreno delle strumentalizzazioni politiche”.
“Grazie a Eluana, oggi esiste la libertà di rifiutare l’accanimento terapeutico. L’alimentazione forzata è una terapia ed è giusto che si possa scegliere di accettarla o di rifiutarla. Quanto accaduto con il caso Eluana non va contro nessuno ma dà la possibilità alle persone di decidere sul proprio destino in particolari condizioni. Bisogna essere liberi di decidere anche su queste cose, come lo si è per la chemioterapia. Qualcuno ha parlato, a proposito del caso di Eluana, di eutanasia. È falso, l’eutanasia è tutt’altro”.
A piazza Cappella ha avuto luogo un intenso scambio tra il signor Englaro e il pubblico. Botta e risposta che in certi momenti si è fatto particolarmente incandescente. In particolar modo è intervenuto un medico che ha duramente criticato quanto messo in atto da Beppino Englaro. Lo stesso ha prontamente replicato, sostenuto da un forte applauso del pubblico: “Se vuole argomentare contro la libertà di scegliere delle persone, lo faccia”.