

di Codadilupo
VITERBO - Altro che la fine di un'epoca: ieri c'è stata la fine del mondo. Del mondo piccino piccino del Partito Democratico viterbese. Così come del resto d'Italia. A provocarla è stato Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, il rottamatore, quello che qualcuno ha definito ''l'unico bambino che mangia i comunisti''. E ha contribuito anche Pippo Civati, che nel capoluogo ha sottratto la seconda piazza a Gianni Cuperlo, uomo d'intelletto, persona da bene, che però ha avuto la grossa sfiga di essere il candidato della nomenclatura.
Come i personaggi del libro Sono morti ma non se ne sono accorti (di Mariangela De Martino e Giovanni Smeriglio), i big del Pd nostrano, vivevano per inerzia, e vivevano bene. Erano convinti che gli schemi su cui avevano costruito il loro potere si sarebbe perpetuato in eterno, a dispetto del consenso calante e della rabbia crescente della gente. Non credevano, distanti e distinti come sono dalla realtà, che i segnali di disgregazione del loro mondo, per ultima la messe di voti finiti all'ex comico Beppe Grillo, che poi tanto ex comico non è, fossero l'inizio della fine. Così i morti (politicamente) che non erano accorti di esserlo continuavano a camminare, a parlare a fare tante cose, ma in modo banale. Sempre uguali a se stesso.
Poi è arrivato lui, Matteo da Firenze, e gli ha fatto franare la terra sotto i piedi. ''Non è affatto la fine della sinistra – ha scandito dal suo quartier generale a vittoria acquisita -, ma è la fine dei vecchi dirigenti. Noi stiamo cambiando i giocatori, no il campo di gioco''. Una frase che gli ''zombi'' che credevano di essere (politicamente) vivi hanno interpretato come un rilancio in grande stile della ''teoria della rottamazione''. E hanno interpretato bene.
Mentre lui, Matteo da Firenze, snocciolava il suo programma, loro si chiedevano atterriti: ''Cosa ne sarà di me, ora?''. E giù a spremersi le meningi per trovare un modo d'allontanare l'amaro calice della fine (politica). Qualcuno ha riesumato un vecchio progetto che più vecchio non si può: dar vita un partito nuovo di zecca, tutto di sinistra. Qualcun'altro ha ripreso ad immaginare un partito nuovo di zecca, tutto di centro. Intanto, all'uno e all'altro, i rispettivi epigoni giuravano eterna fedeltà. Pur di continuare a non accorgersi di essere (politicamente) morti.
NB: Ogni riferimento a Ugo Sposetti, Giuseppe Fioroni e compagnia osannante è tutt'altro che casuale.