ANNO 27 n° 259
Esclusivo: spedizione scientifica viterbese - In diretta dall'Antartide

24 gennaio 2011 ore 10:00

Stazione italiana Mario Zucchelli (MZS) – Baia Terra Nova (Antartide)

 

Sono entrata nell’ultima settimana della mia permanenza a Baia Terra Nova e l’aria che si respira è un po’ strana, a parte il forte catabatico dei giorni scorsi.

C’è una miscela di sensazioni in ognuno di noi: la gioia di tornare a casa, la consapevolezza che niente sarà più come prima, la felicità di essere tra i privilegiati ad aver vissuto un’esperienza simile, la convinzione che con alcuni dei compagni incontrati qui il rapporto non finirà una volta ritornati alle nostre latitudini, per alcuni l’impazienza di riabbracciare i propri cari e per altri l’angoscia di ritornare alla “vita di prima”.

 

Passando nei corridoi, è palpabile la frenesia nel preparare le casse da spedire, le packing list da stampare, i materiali e l’abbigliamento da riconsegnare, le valigie da fare, il laboratorio da pulire e gli ultimi esperimenti da completare. Sì, ma quando partiamo?! Ancora non si sa… C’est l’Antarctic, è il motto che vige qui. Dipende dalle temperature, sono troppo alte per far atterrare l’aereo americano, e per questo si partirà nella notte di non si sa quale giorno. Ma come “troppo alte”?! Quale notte, che qui è sempre giorno?! Ma non stavamo al Polo Sud?

 

Chi è già stato qui ci racconta di quanto sia bello e triste allo stesso tempo tornare a casa, specie se il gruppo con cui hai vissuto gli ultimi due mesi è formato da persone speciali, pronte ad aiutarti anche se il loro lavoro è ben lontano dal tuo: non importa, c’est l’Antarctic e qui ci si aiuta, punto! Da oggi in poi ognuno di noi avrà qualcosa in più a cui pensare di tanto in tanto. Qualcosa che gli altri che non l’hanno vissuta proprio non capiranno.

 

Ieri sera ci siamo ritrovati tutti insieme al Pinguinattolo a festeggiare la nostra partenza, visto che da giovedì MZS comincerà a svuotarsi, fino ad arrivare al 9 febbraio, giorno in cui rimarranno solo cinque persone ad occuparsi della chiusura della base.

Abbiamo parlato, riso (tanto!), recitato poesie improvvisate, ballato e cantato. Ma la commozione del comandante di sala operativa nel ringraziare tutti quanti per il lavoro svolto è bene impressa nella mia mente.

E allora, mi viene spontaneo ringraziare a mia volta tutti quelli che mi hanno permesso di realizzare questo sogno e tutti quelli che l’hanno reso bellissimo ben oltre le mie aspettative.

 

Un’esperienza che non dimenticherò mai e che rimarrà sempre nel mio cuore. Grazie!

 

Elisa Randelli

 

                         




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