ANNO 27 n° 278
Evasione milionaria, le indagini vanno avanti a tamburo battente

Evasione dell’Iva per 2 milioni e 400 mila euro: l’inchiesta va avanti.

Dall’Ufficio Dogane di via Doninzetti il riserbo è alle stelle, ma la sensazione è che, presto, ci saranno ulteriori colpi di scena. “Non possiamo dare informazioni”, si sono limitati a dire i funzionari della Sezione operativa territoriale raggiunti ieri telefonicamente, aggiungendo però che “le indagini non sono affatto concluse e che non sono esclusi sviluppi”.

Al momento, le società coinvolte nell’operazione – tutte operanti nel settore della vendita di veicoli – sono a quota sette; con l’aggiunta di quel noto autosalone viterbese (sul cui nome aleggia il mistero) con la complicità del quale le aziende attuavano un meccanismo di false fatturazioni da parte di altre società. Fittizie, of course. E l’evasione era compiuta a regola d’arte. Poi, però, gli investigatori dell’Agenzia viterbese ci hanno ficcato il naso e hanno scoperto l’arcano. Il risultato? Tutti i titolari delle società coinvolte – compresi quelli viterbesi – sono stati denunciati per frode all’Autorità giudiziaria. Che adesso sta valutando come procedere

Il precedente. L’inchiesta dell’Ufficio Dogane tanto ricorda la brillante operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme Gialle nel febbraio di quattro anni fa, quando venne accertata una maxi frode fiscale da 110 milioni di euro (!!!) e finirono ai domiciliari i proprietari di tre concessionari d’auto.

I numeri di quest’inchiesta lasciarono a bocca aperta – sei, in totale, gli imprenditori arrestati, altrettante le persone denunciate e nove le società coinvolte – e pare proprio che le indagini attualmente in corso siano partite proprio da quelle di quattro anni fa. Il modus operandi studiato per evadere l’Iva era più o meno lo stesso, anche se molto più articolato. Gli addetti ai lavori la chiamano “frode carosello” e consiste nella costituzione di società fantasma, gestite da prestanome, che acquistano formalmente e solo su carta le auto all’estero senza pagare l’Iva. Come è possibile? Semplice: le società hanno vita breve, giusto il tempo di completare l’affaire. E il danno all’Erario dello Stato è doppio perché, oltre al mancato versamento dell'Iva dovuta da parte delle società fantasma, non incamera nemmeno l’imposta dei concessionari, non versata a monte dalla società fittizia.




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