ANNO 27 n° 277
Federico, oggi l'autopsia per fugare ogni dubbio

Oggi dovrebbe essere eseguita l’autopsia richiesta dalla madre di Federico Rosati, il ragazzo di 18 anni morto improvvisamente dopo essersi sentito male durante una gita con i comoagni a Milano. L'esame autoptico è stato richiesto per fugare qualsiasi dubbio sulle cause della morte. Il corpo del giovane dovrebbe restare a Milano almeno fino a lunedì mattina.Il "Corriere di Viterbo" nell'edizione odierna riporta alcune dichiarazioni dei familiari. “Gli organi sono stati espiantati: almeno qualcuno vivrà grazie a mio fratello”. Luca Rosati non ha più lacrime, né voce. Federico non c’è più e lui non si dà pace.

Lui è a Montefiascone, e anche la madre e la sorella stanno tornando, dice Luca alle 18,30: “I medici stanno finendo l’espianto”. Oltre agli organi (tutti tranne i polmoni) è stata donata anche la pelle. Trapianto iniziato ieri mattina: una volta espletati i protocolli di rito, i medici hanno iniziato le operazioni; non prima però di averlo fatto vedere per l'ultima volta ai familiari. Sui funerali invece ancora non si conosce la data, in quanto passeranno probabilmente ancora alcuni giorni, il tempo che i sanitari autorizzino il trasporto dopo la conclusione anche dei protocolli burocratici. Inoltre, spiega ancora Luca Rosati, “si dovrà fare l’autopsia.

Infatti, sebbene ormai la causa del decesso sia stata accertata, è bene che vengano sgombrati tutti i dubbi e le illazioni che sono state avanzate”. E che rendono ancora più amara una tragedia inattesa. Proprio per salvaguardare il nome di Federico, afferma il fratello, “abbiamo avvisato il nostro avvocato di famiglia, che si muoverà contro chi ha parlato troppo e a sproposito”. Il cuore, intanto, è stato trasportato con urgenza a Roma per essere trapiantato in una persona che, grazie alla donazione, continuerà a far vivere il muscolo del ragazzo. Nella nottata sono rientrati a Montefiascone i compagni, vittime di un'ulteriore disavventura. Il pullman si è guastato e i ragazzi, insieme ai docenti, hanno dovuto attendere in un'area di servizio dell'autostrada che arrivasse un secondo automezzo per riportarli a casa.



"Aneurisma cerebrale congenito". Non sono le parole di un primario. Ma di Andreina Ottaviani, la preside dell'istituto tecnico per geometri che Federico Rosati frequentava. La quale spiega perché pronuncia con chiarezza e decisione queste tre parole: "Non è giusto dire, come qualche media ha fatto, che il ragazzo si è sentito male a causa di qualche bagordo. Nulla di tutto ciò. Il referto è molto chiaro.

Tutti gli esami scansano gli equivoci su altre cause". Il dirigente scolastico non è a Milano, com'è ovvio, ma è "in contatto diretto con i ragazzi che sono in gita, con i docenti e con i parenti di Federico". Il dirigente scolastico puntualizza anche di aver "parlato direttamente con lo zio del ragazzo". La Ottaviani è così ben informata che di mattina fa delle anticipazioni che saranno confermate qualche ora dopo: "Forse la famiglia darà anche il permesso all'espianto degli organi".

E prosegue: "E' successo in gita ma quello che è successo non ha nulla a che fare con la gita". Inoltre, afferma che la scuola sta "organizzando anche il rimborso del trasferimento del corpo tramite l'assicurazione dell'istituto e dell'agenzia viaggio". Ma di fronte al dolore dice che tutto questo è un aspetto secondario. "Ciò che più importa ora - enfatizza - è la vicinanza alla famiglia dei compagni, dei docenti e di tutta la scuola". E con la frase "Federico era uno studente del terzo geometri", la Ottaviani termina il suo intervento, con la voce tipica di chi sta vivendo uno di quei traumi collettivi che lasciano il segno.

Un segno profondo per chi lo conosceva. Come un amico, che non vuole apparire, e che lo ha "visto crescere". Un amico che di lui dice: "Sono sconvolto. Era un ragazzo sempre con il sorriso sulla bocca. Lavorava al ristorante da Morano. Al lago. Un ragazzo amato da tutti. Serafico e solare". Un ragazzo che è partito mercoledì 1 aprile per una gita spensierata. Per divertirsi come si può fare solo a 18 anni. Ma quel primo di aprile, giorno ineffabile, gli ha giocato un brutto scherzo.




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