Francesco Serra ricorda Jan Palach
Riceviamo e pubblichiamo:
"Il garbo ed il riuscito tentativo di evitare strumentalizzazioni politiche con il quale il consigliere Rotelli lancia la proposta di intitolare una via a Jan Palach mi consentono senza indugi di accogliere la sua proposta con entusiasmo.
Il sacrificio estremo del giovane studente Palach bruciatosi vivo in segno di protesta contro l’occupazione armata della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica nel ’68 ha segnato la fine della speranza.
La speranza di un popolo che sotto la guida di Dubcek ha vissuto una stagione di riforme aprendosi alla libertà di stampa e di espressione in un clima di rinnovata e ritrovata speranza.
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Stagione nota con il termine di “Primavera di Praga”, breve, intensa, rapidamente repressa con la forza da un paese e dai suoi alleati che avevano fiutato il pericolo della rottura, della secessione dal blocco monolitico dei paesi comunisti.
In Cecoslovacchia, così come in molte altre parti d’europa ed in america nel ’68, furono studenti ed intellettuali ad iniziare il fermento politico e le proteste.
Vi fu però una sostanziale differenza: in quel paese, alle loro spalle, vi era un popolo, vi era un’intera nazione avida di libertà.
Il tentativo di studenti ed intellettuali fra i quali vanno ricordati il commediografo Havel, lo scrittore Ludvik Vakulik autore del “manifesto delle duemila parole”, gli scrittori del settimanale del “Literarny Listy” ed il direttore della televisione Jiri Pelikan, che ha aperto la strada al progetto di una “rivoluzione bianca” ed alla costruzione del cosiddetto “socialismo dal volto umano” trovò sostegno e forza nella popolazione.
Non altrettanto può dirsi per le utopie del Maggio francese e più in generale del movimento del ’68 che ha relegato in secondo piano una rivoluzione, quella sì vera, come quella della “primavera di Praga”.
Che sia stata tradita la speranza di tutto un popolo lo dimostra la partecipazione collettiva di tutta una città ai funerali di Jan Palach.
Praga, nel Gennaio ’69, militarmente occupata dall’Armata Rossa, si è riversata nelle strade silenziosa ed ordinata ad omaggiare il feretro di questo giovane studente.
E’ stata l’ultima grande manifestazione collettiva di protesta silenziosa contro l’invasione.
Il pastore evangelico (Jan Palach era di religione evangelica) a cui fu domandato in un’intervista come mai avesse officiato un rito ad un giovane patriota suicida così rispose: “ Questo che abbiamo officiato oggi non è un suicidio comune. E’ una protesta. E’ un sacrifico consumato sull’altare della nazione che resterà luminoso per sempre e non solo per noi. E’ qualcosa di vivo ed attivo che Dio non può non accogliere. Perfino le Sacre Scritture distinguono il suicidio di Giuda da quello di Sansone”.
Francesco Serra
Consigliere comunale del PD