

Riceviamo e pubblichiamo:
Repetita iuvant, recitava un adagio latino. E noi ripetiamo, evitando tra l’altro l’odioso ritornello di quanti a bocce ferme, possono vantarsi di aver previsto anzitempo quello che poi sarebbe successo.
Tempo fa riferendoci alla questione Francigena - Autoservice la chiamammo la ‘storia infinita’ del Comune di Viterbo. La storia invece a quanto pare è finita, vi ha posto un termine inequivocabile la Magistratura sentenziando -come del resto logico e preventivabile- la vittoria dei lavoratori della Autoservice, sancita in via di fatto dalla V commissione consiliare il 25 agosto scorso, commissione che poi -nel tipico stile burocratichese- ha rimandato al domani ciò che avrebbe dovuto esser fatto da tempo, facendo slittare al fatidico ‘dopo’ Santa Rosa, la definitiva risoluzione del nodo.
A questo punto tuttavia, ci poniamo due questioni: una di principio e una di merito. Innanzitutto: l’assunzione dei dipendenti della passata cooperativa di gestione del servizio era prevista fin dall’inizio nel bando di gara, come impegno imprescindibile da parte di qualunque soggetto vincitore d’appalto. Non ci pronunciamo sull’opportunità di tale misura o sulle ragioni che l’hanno generata. Ma visto che essa era sancita, da dove nasce la necessità di giungere ad una vertenza così spinosa e -diciamocelo francamente- poco onorevole per il Comune? Quale limpida mente amministratrice, politica o economica ha partorito l’idea di mettere in discussione questo cavillo presente nero su bianco, scatenando il bailamme interminabile di questi ultimi mesi? Si riuscirà a riconoscere una responsabilità oggettiva, o quanto meno una responsabilità morale di qualcuno nei confronti della comunità, oltre che dei lavoratori Autoservice giustamente da risarcire?
Secondo interrogativo. A rischio di apparire venali: la Francigena ha tesaurizzato ciò che non ha corrisposto in questi mesi ai lavoratori, e che dovrà ora risarcire? I proclami sui giornali sono più che rassicuranti per i lavoratori prossimi assunti: gli introiti crescono, la società è sana, i soldi ci sono. Ma facendo due conti, i mesi di sospeso sono molti e così gli impiegati della ex-cooperativa (almeno nove). Poiché la società è controllata dal Comune di Viterbo, in caso contrario si delinea la possibilità di attingere al bilancio comunale già di per sé precario. Amministratori, politici o economisti-ombra s’inventeranno manovre di finanza creativa, o ricorreranno all’abusato copione delle vendite di immobili del demanio? E, a latere: qualche amministratore si preoccuperà prima o poi di gestire secondo il principio del buon padre di famiglia la cosa pubblica, invece di vedervi il pozzo senza fondo cui attingere, consolandosi in caso di traversia o di intoppo, con una scrollatina di spalle e con il motto consolatorio: “Pantalone paga!”?
Coordinamento Provinciale Lega Tuscia