ANNO 27 n° 267
Frane, radon e arsenico le piaghe ambientali della Tuscia
Allarme rosso da un rapporto dei geologi del Lazio
15/12/2011 - 07:16

VITERBO – Prima per concentrazione di arsenico nell’acqua oltre i limiti stabiliti dall’Unione Europea, prima per concentrazione di radon, terza per rischio frane: la provincia di Viterbo non se la passa davvero bene dal punto di vista dell’assetto idrogeologico, dei dissenti idraulici e geomorfologici. L’allarme è stato lanciato ieri a Roma dai geologi del Lazio, durante il meeting organizzato in occasione del ventennale dell’istituzione dell’ordine professionale.

Se la Tuscia piange il resto della regione ha poco da ridere: secondo i dati presentati all'Istituto superiore antincendi sono infatti 372, pari al 98% del totale, i comuni laziali con almeno un'area ad elevato rischio di alluvione o di frana. La superficie in dissesto idraulico o geomorfologico è di 1.309 km quadrati, il 7,6% del totale. Il 5 per cento del territorio è interessato da frane. La provincia più a rischio è Frosinone, poi Roma, Viterbo, Latina e Rieti. La capitale presenta il maggiore rischio idrogeologico per estensione territoriale, numero di abitanti coinvolti e valore dei beni esposti. Fiumicino è invece uno dei comuni con le maggiori aree a rischio esondazione dei corsi d'acqua, circa il 39% del totale.

Sono più di 350 mila gli abitanti del Lazio potenzialmente minacciati da frane o alluvioni. Dal 1998 al 2009 lo Stato ha speso circa 184 milioni di euro per mettere in sicurezza aree a rischio idrogeologico, ma ce ne sarebbero voluti 700.

''Il Lazio è anche la regione con più comuni che presentano concentrazioni di arsenico nell'acqua destinata al consumo superiori ai limiti di legge (10 microgrammi/litro)” ha evidenziato il presidente dell'Ordine regionale dei geologi Roberto Troncarelli. Ottocentomila le persone interessate, Viterbo la provincia con più centri a rischio. Valori di arsenico tra 10 e 20 microgrammi/litro sono accettabili per un tempo limitato - ha aggiunto - ma ci vogliono misure per la protezione di neonati e bambini fino ai 3 anni. Nel Lazio si arriva in molti casi a 50 microgrammi. I comuni da bollino rosso sono 91. L'arsenico può causare tumori della pelle e degli organi interni”.

Il radon, invece, gas naturale prodotto dal decadimento radioattivo dell'uranio, presente nel suolo e nelle rocce, inodore e insapore, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo. In determinate condizioni può raggiungere concentrazioni elevate e diventare dannoso per la salute, in particolare nei luoghi chiusi, come case, scuole e ambienti di lavoro. Il Lazio, con la Lombardia, è la regione dalla maggior concentrazione di radon. Il fenomeno riguarda in particolare la Provincia di Viterbo e tutto l'Alto Lazio.

All'assise dei geologi ha partecipato l'assessore regionale alle Politiche agricole Angela Birindelli, secondo la quale bisogna “rilanciare l'agricoltura per contribuire alla tutela del suolo. Per questo la giunta regionale - ha detto - sta promuovendo una politica agricola incentrata su un utilizzo più attento delle risorse naturali”.




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