ANNO 27 n° 260
Funerale della cultura - La cronaca dolce e amara di Elda Martinelli
Il racconto di una delle organizzatrici: ''Tanti i momenti intensi e anche inattesi''
26/04/2012 - 04:00

''Poi non parliamone più… (o forse no, parliamone ancora!)''.

''Ma sì, parliamone: ce ne sono di cose da dire… Tanti i momenti veri e intensi: inattesi, anche''.

Così inizia la nostra chiacchierata con Elda Martinelli, storica rappresentante della associazione culturale Teatro di Carta, anima del teatro ragazzi del nostro territorio, che ha aderito, con fiducia e forte partecipazione, come tante altre associazioni, al movimento Cinema Trieste Aperto Spazi alla Cultura.

''E’ stata una sorpresa del tutto imprevista: una sorpresa, appunto, che ci ha lasciato storditi e inebriati… vedere Viterbo, finalmente, sveglia. Speriamo, presto, anche attiva e partecipe, rompendo del tutti gli individualismi duri da eliminare. Ma sveglia! Una cosa che sembrava impossibile fino a qualche settimana fa, almeno per me, visto il silenzio totale che avevo in risposta alle mie richieste di aiuto, tra febbraio e marzo: ma l’unione fa la forza! E il Comitato spontaneo che si è creato dopo il 1° aprile (data di chiusura del Cinema Trieste, ndr) di forza e determinazione ne ha davvero da vendere. Il movimento Cinema Trieste Aperto Spazi alla Cultura non si ferma qui: il Funerale è stato solo il primo passo di una lunga camminata da fare con la città. E speriamo anche con chi l’amministra''.

Già, è proprio di questo che vogliamo sentir raccontare: il Funerale della cultura visto dal punto di vista non dei cittadini che si sono trovati serenamente travolti dall’onda nera e composta dei quasi mille manifestanti, sabato scorso, ma da quello di chi, più o meno da vicino, sta elaborando il lutto.

''Beh... ho una personale visione della morte: e dico sempre che le persone muoiono quando ci scordiamo di loro. Se questo può essere esteso al caro estinto, il Cinema Teatro Trieste intendo, non credo certo di avere la volontà e la possibilità di cancellare vent’anni di Teatro Ragazzi e altri vent’anni, prima ancora, di Teatro da ragazza, spesi là dentro: sarebbe come cancellare la mia vita. E la mia vita è così piena di occhi, sorrisi ed emozioni, in gran parte visti e vissute là dentro, da pensare di essere in grado di non dimenticare. Perché viva per sempre il passato che è base di ogni futuro. Certo, il funerale c’è stato, senza bara appunto: ed ognuno, in questo, può leggervi quello che vuole. Il cordoglio cittadino ha mosso chi non si era ancora mosso ma credo che l’esperienza più vera sia stata la raccolta delle firme: qualche migliaio e comunque stiamo ancora ritirando i fogli di raccolta dalle librerie che avevano appoggiato l’iniziativa del movimento Cinema Trieste Aperto Spazi alla Cultura, per dare un numero preciso e definitivo''.

Chiediamo ad Elda Martinelli dettagli, racconti, aneddoti di questa raccolta firme, mentre dalla borsa estrae alcuni foglietti spiegazzati e li mostra con un sorriso dolce e amaro.

''Molte storie e commenti: tante persone ci hanno detto di aver scelto Viterbo per la sua bellezza urbanistica e la sua vivibilità, lasciando Roma o altre grandi città, ritrovandosi poi in uno spazio morto e con la necessità di prendere la macchina, per vedere un film o uno spettacolo teatrale, come facevano prima di venire qua. Fa pensare… C’è stato chi, intellettuale o teatrante, ha svicolato davanti ai gazebo, pur di non mettere la firma… o di non esporsi. E questo ha fatto molto male al cuore di chi invece sta cercando unità e collaborazione. Ma sono state pochissime ottuse persone… Le cose belle da ricordare invece sono queste. Sono alcuni dei piccoli volantini che davamo come pro memoria al Funerale della Cultura, con data e luogo dell’appuntamento… In molti, dietro, hanno scritto commenti, lasciandoli in consegna a noi, perché ne diffondessimo la voce: quale migliore occasione di questa! Ebbene, gli adulti hanno scritto con toni anche fortemente indignati contro gli amministratori, che, secondo i più, non avevano mai toccato così tanto il basso del disinteresse verso la città; i giovani e i bambini, con dolorosa lungimiranza, sui foglietti hanno chiesto soprattutto cosa ne sarà di loro… degli spazi di svago e di cultura, di gioco e di condivisione. Molto più saggi e profondi di certi nostri concittadini e di molti politici!

Guarda questo, un bimbo di sette anni circa: Dove andrò a sognare, ora?... E ancora questo, di una giovanissima ragazza: Non ci togliete il diritto e il piacere di conoscere, di condividere e di sognare. Ha capito e soprattutto espresso il concetto molto meglio di tanti sociologi… C’è altro da aggiungere?! Forse sì… che chi smette di sognare muore; e che chi non permette di sognare uccide. I detentori degli spazi destinati alla cultura se lo dovrebbero ricordare''.




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