

Dopo il colpo di scena della scorsa udienza – quella del 14 gennaio – si torna nell’aula di Corte d’assise del tribunale viterbese per il processo che vede sul banco degli imputati Paolo Esposito ed Ala Ceoban, accusati in concorso di aver ucciso Tatiana e la figlia adolescente Elena.
Il 14 gennaio, dicevamo, gli avvocati dell’elettricista di Gradoli – Enrico Valentini e Mario Rosati – avevano tirato fuori dal cilindro un biglietto. “Prendi le chiavi di casa poi ti spiego”. Questo il messaggio che Tatiana avrebbe lasciato alla figlia quel sabato 30 maggio, giorno della misteriosa scomparsa. "E' stato lasciato in bella vista sulla scrivania – aveva spiegato Rosati, aggiungendo: “Improbabile che risalga ai giorni precedenti il 30 maggio". Sul biglietto, tuttavia, manca la data e, per giunta, non è mai stata mai fatta una perizia calligrafica per accertare che fu davvero scritto da Tatiana. Un particolare che non è di poco visto che, per la difesa, sarebbe un altro indizio che lascia aperta la pista della fuga e sul quale sicuramente si tornerà a parlare. Forse già nell’udienza di domani, quando sono previste le deposizioni di un consulente informatico e di tre uomini del Reparto investigazioni scientifiche di Roma. Gli stessi che hanno svolto i lunghissimi sopralluoghi nella villetta in località Cannicelle rilevando le tracce ematiche che, secondo i risultati delle perizie, sarebbero riconducibili a Tatiana. Ma sono ancora molti i punti da chiarire nel giallo di Gradoli. Come quello, emerso sempre durante l’ultima udienza, di alcuni orari. Si sa che il giorno della scomparsa Tania aveva acquistato una videocamera all’Unieuro di via Garbini. Circostanza confermata dal filmato delle telecamere del negozio, che riprendono la moldava mentre sta pagando alla cassa. Sono le 14,02. Ma la dipendente che aveva servito Tatiana – Daniela Mariani, già ascoltata come teste – aveva sostenuto che quel giorno aveva iniziato il suo turno alle 15. Un fatto piuttosto strano su cui – manco a dirlo – accusa e difesa hanno pareri contrastanti. Per la prima, la Mariani potrebbe essersi sbagliata, per gli avvocati difensori, invece, gli orologi, forse, andavano male. Resta comunque il fatto che “l'orario delle telecamere può anche essere sbagliato, ma quello del Bancomat no, e a noi risulta che la signora aveva pagato con Bancomat alle 14,19 e lo scontrino è delle 14,16”. Così il direttore dell’Unieuro Carla Macera, ascoltata la volta scorsa.
La videocamera – finora mai sequestrata- sarà mostrata nell’udienza di domani, così come disposto dalla Corte. Staremo a vedere.