

VITERBO - (f.l.) Potrebbe arrivare in mattinata il verdetto della Corte d’Appello capitolina per Paolo Esposito e Ala Ceoban, “gli amanti diabolici” accusati del duplice omicidio di Tatiana Ceoban, compagna di Esposito e sorella di Ala, e la figlia adolescente Elena, scomparse misteriosamente il 30 maggio 2009. L’udienza, infatti, si aprirà alle 9,30 con l’arringa difensiva del noto penalista romano Pierfrancesco Bruno, legale di Ala. Successivamente la Corte, presieduta da Mario D’Andria con a latere Giancarlo De Cataldo dovrà pronunciarsi sulle richieste presentate dal collegio difensivo. In caso di non accoglimento sarà emessa la sentenza di secondo grado.
E’ il 30 maggio 2009 quando Paolo Esposito va alla caserma dei carabinieri per denunciare che non ha più notizie della sua convivente Tatiana e della figlia 13enne Elena. All’inizio si pensa ad un allontanamento volontario ma dopo le prime settimane arriva la svolta delle indagini con il blitz nella villetta a Cannicelle di proprietà di Esposito e il rinvenimento di alcune tracce ematiche. Quindi il sequestro e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Viterbo per sequestro di persona. L’esito delle ricerche, però, è sempre negativo. L’elettricista di Gradoli verrà arrestato il 1° luglio; Ala il 5 agosto. Per entrambi l’accusa è duplice omicidio e occultamento di cadavere. Nonostante gli inquirenti non abbiano mai trovato né i corpi, né l’arma del delitto, “il castello accusatorio” è solido: sul luogo del delitto sono state rinvenute copiose tracce ematiche riconducibili a Tatiana. Il 4 giugno 2010 parte il processo agli amanti diabolici che, nonostante le eccezioni sollevate dal collegio difensivo (gli avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati per Esposito e Pierfrancesco Bruno per Ala, ndr), gli scontri tra periti e superperiti e i colpi di scena, si concluderà un anno più tardi con la sentenza di ergastolo.
Il carcere a vita è stato confermato anche in secondo grado dal procuratore generale Albero Cozzella, convinto del movente passionale come il pool inquirente viterbese: Ala sarebbe stata “la mente” del delitto per liberarsi della sorella e coronare la sua storia d’amore con Esposito, iniziata nel 2006. La difesa, con un’arringa durata oltre quattro ore, lo scorso 8 giugno, ha ricostruito tutti i fatti oggettivi e le indagini preliminari, definite sommarie e lacunose, a partire da quel 29 maggio confutando per intero il quadro accusatorio: Paolo Esposito non ha ucciso nessuno, va assolto.
Questa mattina, invece, l’udienza si aprirà con l’arringa del legale di Ala, Pierfrancesco Bruno. Dopo di che, nel caso in cui la Corte non accogliesse le istanze della difesa, il giallo di Gradoli potrebbe giungere all’epilogo con la sentenza d’appello.