ANNO 27 n° 262
Giovane Italia a tu per tu con Marco Scurria
Terza giornata di Atreju
10/09/2011 - 20:03

Nella sezione Atreju cultura di venerdì 9 settembre abbiamo rivissuto una delle tragedie nazionali più misconosciute della storia italiana: l'eccidio dei compatrioti fiumani, istriani e giuliano-dalmati. Insieme a Stefano Zecchi, autore del libro “Quando ci batteva forte il cuore” e Marco Scurria, europarlamentare e coordinatore PPE nella Commissione Cultura e Istruzione, abbiamo riflettuto sul ruolo della famiglia moderna e sull'esodo dei 350mila compatrioti italiani.

Scurria racconta come, in seno alle istituzioni comunitarie, nessuno sia a conoscenza della vicenda e i confronti su questa ignominia restino sempre relegati nel campo del politicamente corretto. Affinchè venga finalmente fatta luce su questi anni della nostra storia, bisogna prima che la tragedia delle foibe sia riconosciuta come crimine dai suoi stessi autori. 3 le parole chiave: analisi dei fatti storici, riconoscimento delle colpe, e ricordo, perchè la vera infedeltà è dimenticare.

 

“On. Scurria, cosa vuol dire essere italiano?”

“Italiano é chi si sente di appartenere ad una Nazione, fatta di confini fisici e culturali, ad una bandiera, che ha un passato e un’identità. Essere italiano vuol dire entusiasmarsi per la propria storia, sentirsi prima di tutto italiano, nonostante il colore della pelle”.

“L’accettazione delle responsabilità da parte dei paesi dell’ex-Jugoslavia in merito all’eccidio perpetrato ne confronti dei nostri compatrioti potrebbe essere uno step in avanti per un’Unione coesa sulla base del rispetto reciproco tra le Nazioni''.

''Quali sono le iniziative che intende promuovere a livello europeo affinchè sia finalmente riconosciuta la tragedia delle foibe?”

“Stiamo lavorando ad un programma di finanziamento, che sancisca il definitivo coinvolgimento delle istituzioni europee, per iniziare un percorso di conoscenza e riconoscenza della tragedia storica vissuta dai nostri fratelli italiani. Ad oggi esiste infatti un solo progetto che finanzia le iniziative in favore del ricordo dei crimini nazisti e stalinisti. Non a caso da questo programma vengono esclusi gli eccidi titini”.

“Qual’è l’attitudine in questo senso delle altre delegazioni? Esiste un confronto su questa tematica?”

“La maggior parte dei miei colleghi non sa neanche cosa siano le foibe. Per quanto riguarda le Nazioni coinvolte invece, la tematica viene trattata solo in maniera superficiale, ed molto lontana dalla realtà. Bene che il Presidente Napolitano si rechi nelle terre della ex-Jugoslavia, ma fratture così profonde si ricomporranno solo in presenza di segnali forti. Le pacche sulla spalla alla “volemose bene” non ci bastano più. Ma non possiamo pretendere un gesto di riavvicinamento da parte delle autorità croate e slovene, se per prima la CIGL dall’interno dei nostri confini nazionali non si vergogna di come accolse, a suo tempo, i nostri esuli, invece di convocare scioperi inutili che altro non portano se non al danneggiamento della nostra economia”.




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