

Tra il dicembre 2011 e il marzo 2012, circa 10mila "galle", delle escrescenze tondeggianti rosse nelle quali si stanno sviluppando le uova di Torymus Sinensis, saranno inserite in 120 incubatrici allestite nell'azienda sperimentale Arsial di Caprarola.
Lo hanno annunciato l'assessore all'Agricoltura della Regione Lazio Angela Birindelli e il commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi. Il Torymus è il principale antagonista naturale del Cinipide del castagno, meglio conosciuto come vespa cinese, arrivata in Italia alcuni anni fa, in grado di danneggiare gravemente le piante adulte, fino ad azzerarne la produzione, e di uccidere quelle più giovani impedendone la crescita.
Nei mesi successivi, le uova di Torymus prima e le larve poi, saranno coccolate, vezzeggiate, nutrite, curate affinché dalle loro crisalidi escano degli insetti agguerriti e affamati, che confermino la loro fama di arma più letale ad oggi conosciuta contro il Cinipide.
Le "galle" si formano sulle foglie e sui germogli di castagno dopo che il Cinipide vi ha deposto le uova. Il Torymus le depreda, salvandone però alcune al fine di assicurare il manutrimento ai suoi discendenti, e infine vi depone le proprie. Così il numero di vespe cinesi che riesce a giungere a maturazione diminuisce di anno in anno, fino ad assestarsi sul 10-20% della quantità attuale. E i castagni riescono a riprendere quasi totalmente la produzione. L'azienda sperimentale Arsial, nella quale è stato realizzato il primo centro di moltiplicazione e allevamento del Torymus del Lazio, s'accinge a diventare, almeno questi sono gli auspici, l'arsenale biologico attraverso il quale ridurre dell'80-90% l'infestazione di Cinipide.
Le "galle" in via di maturazione saranno prelevate da oltre 150 nuove piantine di castagno, fatte infestare appositamente dal Cinipide, sulle quali sono state poi lanciate 110 coppie di Torymus. Nell'arco di 2 anni, quando il ciclo biologico sarà completato, si avranno a disposizione circa 1000 coppie di Torymus, il cui numero dovrebbe moltiplicarsi con il passare del tempo.
"Con questo progetto - spiega l'assessore Birindelli - si intensifica l'azione di lotta biologica avviata dalla Regione Lazio per difendere i castagni dal Cinipide e rientra in uno specifico progetto sperimentale triennale, sul quale la Regione ha investito oltre 300 mila euro, basato appunto sull'introduzione del Torymus in tutte le aree castanicole che, nel Lazio, producono mediamente oltre 82 mila quintali di castagne per un valore medio di 13,5 milioni di euro".
Il commissario Arsial Mazzocchi ha ricordato che "la lotta biologica, al momento, rappresenta l'unico strumento a disposizione dei castanicoltori contro il Cinipide. Tutti i tentativi di lotta chimica intrapresi sull'onda dell'emergenza - ha sottolineato - hanno solo creato ulteriori danni all'ambiente e ad altri insetti potenzialmente utili al controllo biologico".
Secondo tutti gli esperti, infatti, la lotta biologica, oltre ad essere l'unica percorribile, salvaguarda la salute degli operatori e garantisce ai consumatori un prodotto salubre, tipico e di qualità. Varie specie di castagne laziali sono inserite nell'elenco dei prodotti tradizionali: castagna di Vallerano, marrone Antrodocano, marrone dei Monti Cimini, marrone di Arcinazzo Romano, marrone di Cave, marrone di Latera, marrone Segnino, castagna di Terelle, castagna rossa del Cicolano.