

A volte accadono cose che sono come domande, passa un giorno, una settimana, un mese, anche un anno ma poi la vita ti risponde. A volte diffidiamo dei nostri dottori e delle nostre strutture sanitarie perché pensiamo che altrove possano fare miracoli quando invece abbiamo proprio sotto i nostri occhi persone valide e capaci.
Due frasi che racchiudono un po’ la storia di Prospero Prosperi affetto da una rara malattia al’intestino e salvato dalle cure dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Una struttura sanitaria che balza spesso sulle cronache per disservizi ma che oggi il signor Prospero vuole ringraziare pubblicamente: “Non c’era più niente da fare, mi volevano portare chissà dove ed invece il reparto di Chirurgia d’Urgenza mi hanno consentito d’uscire fuori da un incubo”.
In tale si era trasformata la malattia del signor Prospero quando, dopo essere ricoverato presso l’ospedale di Belcolle il 27 febbraio scorso, venne a conoscenza di non soffrire di una semplice infiammazione dell’intestino ma di una patologia più complessa che investiva il tessuto che riveste l’intestino e che, col passare del tempo, ha praticamente paralizzato tutto l’organismo e le sue funzioni vitali.
“Dopo due operazioni consecutive mi hanno diagnosticato questa rarissima malattia della quale ci sono solo due casi in Italia e cinque nel mondo. I dottori non sapevano come affrontarla e col il passare dei giorni capivo che non ce l’avrei fatta” – commenta Prospero Prosepri i cui familiari erano pronti a trasferire il loro caro dovunque ci fosse stato un piccolo spiraglio di salvezza.
Qui però subentra la forza di volontà del sessant’enne di Corchiano, stretto anche da un particolare rapporto di parentela ed amicizia con il dott.Bengasi Battisti, e di tutta l’equipe del reparto di Chirurgia: “Ho visto una squadra di 10-12 dottori che mi ha seguito dalla mattina alla sera – racconta Prospero – che mi incoraggiava e che soprattutto non ha perso mai la speranza di trovare una soluzione alla mia malattia”.
Le condizioni cliniche peggioravano sempre di più. La malattia gli aveva bloccato anche lo stomaco. E’ arrivato il mese di maggio e dopo numerosi studi i dottori hanno deciso di trasferire Prospero in terapia intensiva per provare una nuova cura. “Dopo qualche giorno ho ripreso le funzioni vitali ed ho cominciato ad assumere cibo. Allora ho capito dentro di me che ce l’avrei fatta. Avevo mia figlia due piani sopra di me nel reparto di maternità, dunque ne dovevo uscire fuori a tutti i costi anche con la mia forza di volontà” – spiega il signor Prospero che il 25 maggio esce addirittura dall’ospedale e vuole ringraziare tutte le persone che si sono adoperate giorno e notte per lui: “Tutti ne hanno parlato sempre male ed invece Belcolle mi ha salvato la vita. Non mi sono voluto mai trasferire perché mi fidavo di loro. Grazie a tutti, dal dottor Battisti al primario del reparto sono stati con me giorno e notte tirandomi fuori da quest’incubo”.
L’incubo di Prospero Prosperi si sta trasformando in favola. Ora tanto sacrificio ed applicazione per tornare alla normalità, quella che può regalare anche Belcolle di Viterbo.