

VITERBO – Con un cappio al collo e le lenzuola attorcigliate. Il corpo appeso alle sbarre della sua cella. Così sarebbe stato trovato il presunto boss Leone Soriano dalla Polizia penitenziaria di Mammagialla che, grazie ad un intervento tempestivo, è riuscita a sventare il suicidio.
L’episodio si è verificato nella notte tra l’8 e il 9 novembre ma è stato reso nota soltanto oggi.
Soriano, che sarebbe stato a capo dell'omonimo clan egemone a Pizzini di Filandari, si trova nel regime di custodia preventiva da due anni, è sottoposto al 41bis, nel supercarcere di Viterbo, sin dal gennaio del 2012. E' imputato, con l'accusa di essere il presunto promotore di una delle consorterie 'ndranghetiste più spavalde dell'entroterra vibonese, nel processo denominato 'Ragno' il cui dibattimento viaggia spedito davanti al Tribunale di Vibo Valentia.
Una relazione sul tentativo di suicidio, secondo quanto riporta “il Quotidiano della Calabria.it”, è già stata trasmessa dall'amministrazione penitenziaria al Tribunale di Vibo Valentia.
Sempre secondo quanto scrive il giornali prima citato, gli avvocati di Soriano - Diego Brancia e Salvatore Staiano – (che avevano già inoltrato al ministro dell'Interno istanza di revoca della misura che sottopone l'imputato al carcere duro), informati dell'accaduto dal loro assistito, hanno già depositato la richiesta al collegio giudicante affinché venga nominato un consulente medico-legale chiamato pronunciarsi sulla compatibilità delle sue condizioni di salute con la detenzione.
Tale richiesta, depositata nei giorni successivi al tentativo di suicidio, è stata corredata con alcune perizie - sia di parte, sia redatte da consulenti nominati da autorità giudiziarie diverse dal Tribunale di Vibo - dalle quali, rileva la difesa, si evince l'aggravio delle condizioni di salute del detenuto che sarebbe affetto da una grave forma di depressione.