ANNO 27 n° 260
Il “branco” sotto torchio per dieci ore
L’avvocato Dionisi: “Dai miei assistiti massima collaborazione con la magistratura'
10/10/2012 - 04:00

VITERBO – Oltre dieci ore. Tanto è durato l’interrogatorio cui il sostituto Fabrizio Tucci ha sottoposto i cinque ragazzi accusati di aver stuprato a turno due studentesse che non hanno ancora raggiunto la maggiore età.

Il fatto, ormai noto, si sarebbe verificato all’alba di domenica 30 settembre nei boschi tra Montefiascone e Bolsena, durante il viaggio di ritorno a casa dopo una serata trascorsa in una discoteca viterbese. Le due ragazze (una russa e l’altra norvegese) sono ospiti “alla pari” per motivi di studio presso due famiglie di Acquapendente; stesso paese di residenza del gruppetto di ragazzi, ad eccezione di uno che, invece, vive ad Onano.

Non è ancora chiaro – o almeno non è stato reso noto per via del massimo riserbo che investigatori ed inquirenti mantengono sulla delicata vicenda – se i sette giovani avessero già avuto occasione di frequentarsi in paese o se, al contrario, si fossero conosciuti quella sera stessa all’interno del locale di intrattenimento. Quel che ormai sembra assodato riguarda il viaggio da Acquapendente a Viterbo che le due, essendo minorenni e non avendo la patente di guida, avrebbero fatto con un taxi.

All’interno della discoteca, poi, si sarebbero incontrate con i cinque ragazzi che, all’uscita, le avrebbero offerto il passaggio per tornare a casa. Solo che, anziché dirigersi dritti verso Acquapendente, avrebbero deviato per una viuzza tra le campagne falische. E qui le due ragazzine sarebbero state abusate a turno dai cinque giovani, tutti tra i venti ed i ventidue anni. Una storia terribile venuta a galla dopo la denuncia ai carabinieri della Compagnia di Montefiascone presentata dalle studentesse lunedì primo ottobre.

I cinque giovani erano stati subito identificati ed ascoltati dagli investigatori: fin dalle prime battute hanno negato di aver mai abusato delle due, dichiarando che “erano consenzienti”. Va detto, tuttavia, che gli esami clinici cui le presunte vittime sono state sottoposte hanno confermato i rapporti sessuali, e che i medici hanno refertato le escoriazioni presenti sulle loro gambe.

Come già anticipato all’inizio (e come comprensibile che sia) il riserbo da parte della magistratura è strettissimo. “E’ un fatto delicato: ci sono di mezzo due minori e cinque ragazzi poco più che maggiorenni. Stiamo agendo con la massima prudenza”, sostiene la polizia inquirente che ha ascoltato i presunti stupratori. Tutti assistiti legalmente dall’avvocato Vincenzo Dionisi. “Sono stati sentiti per circa dieci ore e hanno risposto a tutte le domande che gli sono state poste dal magistrato. Non hanno mostrato alcuna reticenza”, ha detto Dionisi, che ha aggiunto: “I ragazzi sono a completa disposizione degli inquirenti, da parte loro c’è totale e piena collaborazione”.

Anche il legale, comunque, che ha tenuto a sottolineare “il grande equilibrio con cui il dottor Tucci e l’intera Procura stanno conducendo il caso per cercare la verità e appurare la ricostruzione oggettiva dei fatti”, preferisce non rilasciare dichiarazioni che entrino troppo nel merito della vicenda. “Mi preme sottolineare però che i miei assistiti vengono da famiglie perbene, lavorano e non hanno alcun precedente penale”.

“Dobbiamo usare la massima prudenza e ribadiamo di essere a disposizione della magistratura per qualsiasi altro chiarimento o delucidazione. Abbiamo massimo fiducia – ha detto in conclusione l’avvocato Dionisi – nel lavoro svolto dalla Procura di Viterbo”.

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