ANNO 27 n° 259
Il Cavaliere rischia di perdere l'immunità
Giunta per le autorizzazioni della Camera contraria alla costituzione in giudizio
12/08/2013 - 10:32

VITERBO – L'Ufficio di presidenza della Camera dei deputati deciderà il 5 settembre prossimo sulla costituzione in giudizio per il conflitto d'attribuzione sollevato dal giudice di pace di Viterbo, in relazione alla querelle giudiziaria che vede contrapposti Silvio Berlusconi e Antonio di Pietro.

Ieri mattina, intanto, la giunta delle autorizzazioni di Montecitorio, con un'insolita maggioranza formata da PD-M5S-SEL, aveva espresso parere contrario alla costituzione, ritenendo che le frasi offensive rivolte dal leader del PDL all'indirizzo di Di Pietro, nel corso di un comizio a sostegno della candidatura di Giulio Marini a sindaco di Viterbo, non possano essere considerate ''insindacabili'' (cioè coperte da immunità parlamentare), in quanto non furono pronunciate nello svolgimento di funzioni istituzionali, ma durante la campagna elettorale per le amministrative del 2008.

Qualora l'Ufficio di presidenza della Camera recepisca il parere della commissione, il processo per diffamazione aggravata nei confronti di Berlusconi, davanti al giudice di pace di Viterbo, ricomincerebbe daccapo, salvo diverso avviso della Corte Costituzionale che, pur avendo dichiarato ammissibile il ricorso del magistrato, non si è ancora espressa nel merito.

La lunga controversia scaturì dalla querela per diffamazione presentata da Di Pietro dopo che l’ex premier, parlando al Palamalè, mise in dubbio il titolo di studio dell'ex magistrato, aggiungendo che il medesimo fosse il ''peggio del peggio perché ha mandato in galera molti italiani senza avere prova alcuna''.

Durante la precedente legislatura, la Camera dei deputati aveva dichiarato ''insindacabili'' le affermazioni di Berlusconi perché pronunciate nell'esercizio dell'attività di parlamentare. Alla luce della decisione di Montecitorio, il 5 ottobre 2010, il giudice di pace emise una sentenza di non punibilità nei confronti del Cavaliere.

Il provvedimento fu però impugnato dalla procura della Repubblica di Viterbo davanti ai giudici della Suprema Corte, i quali, alcuni mesi dopo, rilevarono che ''da un lato l'opinione su Di Pietro era stata espressa da Berlusconi in un comizio elettorale, sede di per sé estranea all'esercizio delle funzioni parlamentari, dall'altro, le frasi utilizzate non riguardavano la figura di uomo politico e dell'antagonista, ma attingevano la sua sfera personale e professionale''. Per queste ragioni, concluse la Cassazione, ''la sentenza di non punibilità merita di essere annullata con rinvio per un nuovo esame''.

A quel punto, il giudice di pace sollevò il conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale. In pratica, il magistrato ha chiesto alla Consulta di chiarire chi, tra la Camera dei deputati che aveva negato il processo a Berlusconi, e la Cassazione, che aveva disposto un nuovo giudizio, avesse ragione. Prima della pronuncia della Consulta, Montecitorio deve decidere se costituirsi in giudizio, al fine di sostenere le proprie ragioni. La commissione sulle autorizzazioni ha detto no. Il 5 settembre la decisione definitiva da parte dell'Ufficio di presidenza.

La querelle sembra destinata a durare ancora a lungo. E per Berlusconi si profila un nuovo processo davanti al giudice di pace di Viterbo.




Facebook Twitter Rss