ANNO 27 n° 269
Il Centro diabetologico non chiude. Tana alla "bufala"

Una colossale patacca, un falso d’autore che ha tratto in inganno molti, qualcuno in buona fede, i più in cattivissima fede. Tra questi ultimi vari supposti politici, in carica o falliti, e organi di stampa padronali.

Ecco cosa si è rivelata la “sparata” sulla possibile chiusura, per sfratto, del Centro Diabetologico Viterbese, allestito in alcuni locali della casa di cura Nuova Santa Teresa, di proprietà del gruppo Ro.Ri, cioè di un ramo della famiglia Angelucci.

La lettera con cui la Ro.RI. annuncia lo sfratto a partire dal primo maggio prossimo, peraltro resa nota da un sindacalista con troppa enfasi e con un certo compiacimento, non ha alcun valore legale.

Il contratto andava infatti disdetto 60 giorni prima della scadenza, quindi entro il 28 febbraio. Da quella data è da ritenersi tacitamente confermato per un altro anno. Inoltre, lo sfratto deve essere concesso da un giudice, con i tempi che ciò comporta.

E non è ancora tutto: ce la vedete un’azienda come la Ro.Ri, che si era offerta di ospitare a titolo gratuito il Centro Diabetologico, chiedere davvero lo sfratto per una morosità, udite, udite, di 6mila euro? Chi ha sostenuto che tra una quindicina di giorni la struttura potrebbe essere chiusa ha mentito. E’ evidente che lo ha fatto per seminare zizzania, per perseguire scopi indicibili, molto probabilmente torbidi. E non si è fatto scrupolo alcuno di spargere preoccupazione tra le migliaia di persone diabetiche della provincia, circa 20 mila, che per avere quel servizio hanno lottato a lungo.

Non bisogna infatti dimenticare quale era l’andazzo fino all’anno scorso, quando l’assistenza ai diabetici era interamente demandata a una struttura privata e aveva un costo enormemente superiore all’attuale. Gli stessi pazienti hanno denunciato che veniva prescritto un numero esorbitante di prime visite, molto più costose di quelle di controllo, con grande goduria dei laboratori d’analisi, oltre che dell’ordine cavalleresco che egemonizzava il servizio. Un giro d’affari enorme sul quale erano in diversi a scialare.

Chi in questi giorni ha attaccato la Asl, con argomenti spesso risibili e infondati, vuole forse tornare alla situazione dell’anno scorso? Mira a restituire il business a chi lo ha perso? Punta a distruggere quanto i diabetici, grazie al sostegno della Asl, hanno conquistato? Quali interessi vorrebbero far prevalere costoro, politici, trombati, sindacalisti troppo amici dei datori di lavoro e compagnia cantando?

Stiano tranquille le persone diabetiche e le loro famiglie: il Centro non chiuderà.

E per il momento resterà nella casa di cura Nuova Santa Teresa, una collocazione che fin dall’anno scorso era stata definita “provvisoria” dal direttore generale della Asl Adolfo Pipino. Una sede che potrebbe quindi cambiare non appena l’azienda sanitaria avesse a disposizione locali idonei. Probabilmente in tempi relativamente brevi.

Codadilupo




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