

VITERBO - Certo che sarebbe una fine ingloriosa per un consiglio comunale che, causa le furibonde turbolenze nella maggioranza, non si può dire che si sia coperto di gloria. Il colpo di coda, o di grazia, potrebbe arrivare a soli tre giorni dal voto di domenica e lunedì prossimi. L’assemblea di Palazzo dei Priori, di fatto decaduta, rischia infatti di essere sciolta dal prefetto di Viterbo Antonella Scolamiero proprio mentre sta per compiersi la sua “dipartita” naturale, per non aver approvato nei termini previsti, entro il 30 aprile scorso, il bilancio consuntivo. Sarebbe un caso più unico che raro.
Ieri mattina, il presidente del consiglio comunale Giancarlo Gabbianelli, dopo aver riunito i capigruppo per analizzare la situazione alla luce della lettera con cui il prefetto, la scorsa settimana, aveva intimato all’amministrazione la tempestiva approvazione del consuntivo, ha convocato d’imperio il consiglio. E lo ha fatto nonostante il parere contrario della maggioranza di centrodestra, alla quale appartiene.
Due le sedute fissate: domani, alle 10, in prima convocazione, e dopodomani, in seconda. Mercoledì, per varare il bilancio già approvato dalla giunta, è indispensabile il numero legale “pieno”, cioè 21 consiglieri, mentre giovedì ne basterebbero solo 14. E siccome tutto lascia prevedere che la prima convocazione vada deserta, il giorno dopo potrebbero aprirsi scenari inaspettati.
In pratica, qualora i consiglieri di maggioranza dovessero “assentarsi” in massa come hanno fatto nelle ultime sedute – vedi ad esempio per l’approvazione del cosiddetto Piano sicurezza per l’aeroporto che non c’è - e le opposizioni, al contrario, dovessero presentarsi a ranghi completi, il consuntivo non avrebbe alcuna possibilità di essere approvato. Ma potrebbero essere le stesse le minoranze, approfittando delle assenze del centrodestra, ad uscire dall’aula e a far mancare il numero legale. E nemmeno in questo caso il consuntivo passerebbe. A quel punto, in teoria, il prefetto potrebbe, anzi dovrebbe, nominare un commissario ad acta. Le “sanzioni” per le amministrazioni che non approvano il bilancio consuntivo, infatti, sono identiche a quelle di chi non riesce ad approvare quello preventivo: da cartellino rosso.
''Tecnicamente – sostiene Alvaro Ricci, vice capogruppo Pd – andrebbe nominato un commissario, anche se i tempi strettissimi potrebbero non consentirlo. La responsabilità – aggiunge – è tutta della maggioranza che, nonostante le leggi in materia siano chiarissime, si è incaponita per approvarlo dopo le elezioni''.
Infine, Ricci lancia un altro allarme: ''Il comune di Viterbo rischia anche di sforare il patto di stabilità di ben 9 milioni se non dovessero esserci interventi da parte dello Stato e della Regione Lazio. Altro che i 600mila e rotti euro di attivo sbandierati dal centrodestra''.