

VITERBO - Il ministro della Giustizia Paola Severino è intenzionata a chiedere gli atti del processo agli otto componenti del branco, responsabili dello stupro ai danni di una quindicenne, avvenuto 6 anni fa nella pineta di Montalto di Castro. Secondo quanto si è appreso, il Gurdasigilli starebbe valutando anche l'opportunità di inviare gli ispettori al Tribunale di Minori di Roma che, il 25 marzo scorso, ha accolto la richiesta di una nuova messa in prova per gli otto ragazzi accusati dello stupro, avvenuto la notte tra il 31 marzo e il primo aprile del 2007, determinando un nuovo stop del processo proprio quando era imminente la sentenza.
La decisione di chiedere gli atti del processuale e la possibilità dell'invio degli ispettori, sarebbe stata comunicata informalmente dallo stesso ministro alle tre deputate Pd che ieri, dopo aver letto un'intervista rilasciata dalla la vittima, oggi 21enne, a Repubblica, nella quale ha dichiarato ''sono stanca di combattere per avere giustizia'' hanno lanciato un appello alla Severino.
''Il ministro della Giustizia valuti l'invio degli ispettori ministeriali al Tribunale dei Minori di Roma dopo l'ennesima decisione, già bocciata dalla Cassazione, che ritarda ancora la sentenza sullo stupro di Montalto di Castro'' avevano chiesto le parlamentari Pd Silvia Fregolent, Marina Berlinghieri e Lorenza Bonaccorsi, annunciando un'interrogazione urgente.
''Dopo sei anni dalla barbarie della violenza del branco subita da una giovane minorenne - proseguivano le parlamentari - ora rischia di emergere una seconda violenza, quella della giustizia, che non riesce ad emettere una sentenza su fatti che dalle carte processuali sembrerebbero ormai verificati. A pochi giorni dal verdetto, infatti, il Tribunale dei minori di Roma ha deciso per la seconda volta la messa in prova degli otto ragazzi accusati dello stupro, provocando un nuovo stop del processo. La stessa decisione era stata bocciata nel 2010 dalla Corte di cassazione. C'è il rischio, quindi, che questa mossa allunghi ancora una volta inutilmente i tempi''.
''Lottare per le pari opportunità - hanno concluso le parlamentari - significa innanzitutto garantire pari giustizia a tutti. Di fronte all'abominio della violenza fisica, lo Stato non può permettere che i cittadini si sentano prigionieri anche della violenza giudiziaria. Chi ha avuto il coraggio di denunciare la ferocia e l'inciviltà di un gesto del genere ha il diritto di ricevere dallo Stato risposte certe e immediate''.
Sulla vicenda è intervenuta anche Mara Carfagna, ex ministro Pdl per le Pari opportunità. “Ho sempre sostenuto che per gli autori di uno stupro, anche se minorenni, l’unica risposta debba essere il carcere – afferma l’ex ministro -. Invece ciò che accade è che nonostante le denunce, i violentatori restano poi a piede libero, e magari in grado di tormentare ancora le vittime. Ed è questo che spinge le donne a non denunciare, che le scoraggia nei confronti di una giustizia che spesso non arriva. Purtroppo la Corte Costituzionale bocciò il mio decreto antistrupro, in cui si prevedeva sempre l’obbligo di custodia cautelare per gli autori di violenza sessuale. Ritengo giusto che il ministro Severino apra un’inchiesta, anche se questo non risarcirà del dolore quella giovane ragazza, così brutalmente aggredita“.