

VITERBO - C'è chi decide di 'vivere nel passato' e chi preferisce «una nuova avventura proiettata nel futuro'? Due su tutti? Enrico Maria Contardo e Giovanni Bartoletti, i due capolista dei Moderati in Rivoluzione alla Camera Lazio 2 e al Senato, che ieri, a Tuscania presso la Boscolo Etoile Academy, hanno lanciato la sfida per le politiche assieme a Gianpiero Samorì, leader del nuovo movimento dei moderati.
Prima dell'incontro con le circa sessanta persone che lo attendevano in sala, Samorí, accompagnato da Bartoletti, Contardo e Rossano Boscolo, ha voluto visitare quella che é una struttura d'eccellenza della Tuscia, con la migliore scuola di alta cucina di Italia.
'Contardo e Bartoletti hanno dimostrato un grande coraggio, non sono due sconosciuti che aderiscono ad un nuovo partito, hanno una loro storia politica, per anni amministratori importanti per la città di Viterbo, sono persone preparate che hanno la passione per la politica ma che vivono del loro lavoro e che hanno fatto una scelta giusta, il PdL é il passato, noi siamo il futuro e sono gli unici viterbesi di centro destra che possono farcela.
Samorì parte subito alla grande chiamando in causa Gandhi. «Noi moderati in rivoluzione - attacca dalla sala conferenze della Boscolo Etoile - ci troviamo nella stessa condizione. Crediamo in un'idea e andiamo avanti per la nostra strada; all'inizio ci ignoreranno, poi ci combatteranno, cercheranno quindi di metterci i bastoni tra le ruote, ma alla fine ci seguiranno». Il messaggio dell'imprenditore di Modena è universale. «Tutti guardano indietro, mentre noi siamo proiettati in avanti».
E la critica non risparmia nemmeno il Pdl, alleato di coalizione e partito per il quale Samorì si era candidato alle primarie: «Sono rivolti al 1994, mentre noi al 2100. Questa è la differenza tra noi e il Popolo della libertà: c'è un modo di fare politica diverso, che ormai è finito. Ma hanno vita breve: sono convinto che dopo le elezioni diventerò il leader dei moderati e allora la musica cambierà».
Ascoltando le parole, e le promesse, il leader di Mir sembra guadagnarsi l'etichetta di rivoluzionario. «Basta guardare alle liste, a tutte le liste - continua - noi non abbiamo inserito nessun parlamentare uscente. Senza dimenticare che non facciamo promesse». Il riferimento non è casuale: «Il prossimo annuncio di Berlusconi? Mettere un bancomat che regala banconote da 100 mila euro. Ovviamente verrà detto che non ci sono soldi». E ancora sull'Imu: «La restituzione della tassa versata nel 2012 non ha senso. Dobbiamo utilizzare i soldi per scuola, istruzione e cultura».
'In Italia dobbiamo distinguere, cosa che nessuno ha mai voluto fare, tra chi e' ricco e chi non lo e'. La previdenza e l'assistenza devono orientarsi a chi non ha i mezzi e devono essere tali da garantire la dignità'.
'Il governo Monti, con il voto di tutti i partiti, ha approvato una norma che impone alle aziende italiane di pagare un 0,08 per mille per mantenere l'Antitrust. Io propongo che le aziende italiane non si facciano carico dell'Antitrust, ma- spiega- utilizzino questa somma per creare asili nido nelle fabbriche, mettendo in condizione la produttività' di aumentare immediatamente'.
Samori' osserva poi: 'Noi stiamo costruendo una societa' che tra vent'anni sara' composta da una massa di anziani in povertà' e una massa di giovani in precarietà' e allora dobbiamo ri allocare le risorse: il welfare non deve essere assistenzialismo'.
Per il leader dei Moderati in rivoluzione l'esperienza di Mario Monti e' da bocciare: 'Il governo Monti ha costruito un sistema Settecentesco: conti sostanzialmente in ordine, un gruppo dirigente iper-protetto e iper-ricco, il ceto medio lasciato abbandonato. L'ha fatto approvando norme classiste, criminali, a favore degli extra ricchi. Noi proponiamo di colpire i parassiti che operano a livelli alti nelle istituzioni e chiedere ai ricchi di fare il loro dovere'.
L'imprenditore di Modena non si nasconde: «Sono autosufficiente dal punto di vista economico, non ho mai commesso reati e non ho evaso le tasse. Io non ho paura di dire le cose: la politica per troppo tempo è rimasta distante dalle aziende. Bisogna traslare l'inefficienza. Una soluzione? Una banca pubblica per le imprese».