ANNO 27 n° 263
Il rimpasto di giunta al Comune di Viterbo può attendere

di Arsenico Lupin

VITERBO – La maggioranza al Comune di Viterbo sta male, ma anche l’opposizione non si sente tanto bene.

I provvedimenti presi durante l’ultimo consiglio comunale sull’ampliamento del Leclerc e il recupero dell’ex Gazometro, pur se passati con il voto favorevole della maggioranza , hanno lasciato però inalterati i problemi all’interno della stessa ed hanno di fatto spostato gli equilibri e i rapporti di forza anche nelle opposizioni, dove, in sostanza, il pallino è passato dal Pd all’Udc.

Tutto iniziò con i sussurri di crisi ventilati all’interno della giunta Marini, tanto da indurre il Pdl a fare i conti con l’ipotesi del rimpasto. Ipotesi dai tempi molto lunghi, visti i veti incrociati delle varie fazioni in campo e dei giochi a incastro, primo fra tutti la nomina di Giovanni Arena all’Arpa-Lazio.

E’ a questo punto che l’asse Marini-Fioroni avrebbe potuto concretizzarsi e diventare una sorta di unità di intenti per mettere al sicuro il Comune e “proteggere” la giunta dagli attacchi interni. L’ex ministro del Pd è ormai inserito nel grande circuito nazionale della politica e non frequenta la Città dei Papi, ma con Marini ha un canale privilegiato in Parlamento. Dove, pare, i due negli ultimi mesi si sono confrontati moltissimo sulle cose da fare a Viterbo.

Sarà stato forse un caso che, a questo punto, spuntò improvvisamente un intervento del consigliere comunale Alvaro Ricci, di osservanza fioroniana e di fresca elezione alla segreteria comunale del Pd, in cui offrì a Marini il sostegno su progetti precisi e condivisi, ovviamente “per il bene della città”. Sarà stato forse un altro caso (ma due “casi”, come due indizi, sono una mezza prova) che lo stesso Marini si affrettò a dichiarare urbi et orbi che il clima politico con il Pd era cambiato e che era destinato a migliorare ulteriormente.
Un intervento, quello di Ricci, che peraltro lasciò perplesso più di qualcuno all’interno del Partito Democratico e che fu accolto addirittura gelidamente da Sposetti che non mosse un dito neanche semplicemente per commentarlo.

In questo contesto  l’Udc, forse sentendo puzza di bruciato, almeno dal suo punto di vista, pare abbia giocato d’anticipo e stretto un patto di ferro con Marini, sulla base più o meno del seguente concetto: “Caro sindaco, se occorre essere pronti per un’opera di salvataggio in Comune, piuttosto che farla il Pd la facciamo noi che già amministriamo insieme al Pdl sia in Provincia che il Regione”. Come dire: una proposta che non si poteva rifiutare.

Detto-fatto, la mossa dell’Udc sul piano politico avrebbe indebolito Fioroni nei confronti di Sposetti e avrebbe ridimensionato il peso di Alvaro Ricci, il quale all’interno del Pd comunale è alle prese con l’assegnazione degli incarichi, che qualcuno dice potrebbero essere troppo sbilanciati a favore dell’area Panunzi.

Sul piano amministrativo invece avrebbe tagliato fuori il Pd dai giochi, tanto da indurre lo stesso Ricci a fare marcia indietro e dichiarare ora che “gli interessi della città sono stati sconfitti”.  Infine avrebbe ridato ossigeno a Marini e allo scoglio del rimpasto di giunta.

Rimpasto? Appunto:  continua a restare solo un’ipotesi.




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