

VITERBO – La mozione dice 2 per mille, ma la ragione impone il 4. E’ questa infatti la tariffa Imu che i viterbesi pagheranno sulla prima casa.
Il consiglio comunale, ieri (23 maggio), ha votato all’unanimità una mozione presentata dal gruppo de La Destra che prevedeva l’applicazione della tariffa minima, il 2 per mille appunto. Ma subito dopo la maggioranza ha fatto quattro conti e si è accorta che nelle casse di Palazzo dei Priori si sarebbe aperta una voragine di 2,5 milioni di euro che, sommata ai tagli di altri 5,5 milioni di trasferimenti da parte dello Stato, avrebbe portato a 8 milioni le minori entrate. Oltre il 16 per cento dell’intero bilancio comunale, che ammonta a circa 50 milioni.
Quindi il sindaco Giulio Marini, che da deputato si era rifiutato di votare l’introduzione dell’Imu, ha dovuto prendere atto che la mozione De La Destra, pur approvata all’unanimità, non poteva che essere archiviata come una pia intenzione.
“Saremmo stati costretti a tagliare servizi alla gente – ha spiegato Marini -, 2,5 milioni di minori entrate non si coprono riducendo qualche spesa. Del resto io ho già tagliato tutto ciò che era tagliabile senza toccare le spese essenziali per i viterbesi. Di più, in questa situazione, non è possibile fare”.
Infine, Marini ha ritenuto impraticabile anche la riduzione al 3,5 per mille dell’Imu sula prima casa. “Automaticamente – spiega – avremmo dovuto alzare di mezzo punto quella sulla seconda,altrimenti la ragioneria non avrebbe approvato il provvedimento.
Io - ha concluso – resto convinto che l’imposta sulla prima casa non avrebbe dovuto essere applicata. Per questo non l’ho votata in Parlamento. Ma ora devo evitare che il comune arrivi alla bancarotta”.
La stessa opposizione, che poco prima aveva detto sì alla tariffa minima, con il capogruppo Alvaro Ricci, ha proposto di applicare l’Imu sulla prima casa al 3 per mille e di aumentare di punto quella sulla seconda casa. Insomma, anche per il centrosinistra la tariffa minima non è applicabile.